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POTENZA – In ballo non ci sono solo le royalties, perché del resto spettano «ope legis». Quello su cui il presidente della Regione Basilicata, Vito De Filippo, relaziona al consiglio regionale è la strada appena intrapresa con il Governo nazionale per riconoscere alla Basilicata il «giusto ruolo» (vista la produzione energetica che sorregge buona parte del consumo del Paese) e prospettive di sviluppo su alcuni grandi settori come ricerca e innovazione, infrastrutture, occupazione. Con stanziamenti «aggiuntivi».
In poco più di un¹ora il governatore racconta ai consiglieri lo stato dell’arte della trattativa politico-istituzionale – «accolta con inaspettato entusiasmo proprio a Roma» – al ‘tavolo Basilicata, tra Regione e Governo. Si parte dalle estrazioni di petrolio e si arriva alla regione che sarà (o che dovrà essere). Ed è chiaro – dice – che in questo percorso dovrà avere un ruolo il consiglio regionale. Lui si impegna a relazione con frequenza, chiedendo, però, uno «sforzo unitario».
Del metodo concertativo De Filippo ha fatto regola «fin dall’inizio di questo mandato». E¹ la congiuntura a renderlo necessario. In un momento di forte riduzione della spesa pubblica, di sottovalutazione delle politiche di coesione (e, va detto, di complessi scenari internazionali proprio nei paesi produttori di petrolio), tocca poi alla Basilicata dimostrare di essere quel ‘Mezzogiorno nel Mezzogiorno’ di cui De Filippo ha fatto spesso vanto. La stessa sfida che porterà molto probabilmente la Basilicata ad essere regione tester per i costi della sanità con la Toscana e la Lombardia.
Ecco dove si inserisce il bisogno di una «più forte collaborazione» tra il
livello regionale e quello nazionale, ma senza che questo intacchi «le
differenze politiche». Da un lato la Basilicata ³rossa², dall¹altro un
governo di segno opposto. «Non c¹è ombra di inciucio».
Ma se il quadro complessivo propone un prevalere di logiche geografiche e
un pregiudizio diffuso sul Sud che arranca, «serve un¹iniziativa unica per
portare a casa risultati». Quali? «Il destino della Regione». Ci va cauto,
ammette, senza facili entusiasmi. Ma chiede a tutti di provarci (anche nel
ragionare sulle priorità da chiedere) perché forse non resterebbero che due
alternative: un «posizionamento politico, ma improduttivo della Regione» o
«l¹apologia più o meno fondata del governo nazionale».
Nei 76 minuti di relazione al consiglio (che rinvierà il dibattito
politico di due settimane), De Filippo ripercorre anche le date e gli
appuntamenti che hanno portato, ieri, alla comunicazione istituzionale «a
percorso – ci tiene a precisarlo – appena avviato». Così, dopo la
disponibilità consegnata dal sottosegretario Guido Viceconte (Istruzione) a
da altri rappresentanti del governo, il dibattito si è trasformato in un
incontro preliminare. Lo soccorso 25 gennaio, si sono incontrati buona
parte dell¹esecutivo lucano, con Viceconte e il sottosegretario allo
Sviluppo economico, con delega all¹energia, Stefano Saglia. Qualche giorno
prima, in un incontro tutto lucano con l¹amministratore delegato dell¹Eni,
Paolo Scaroni, «eravamo stati chiari: nessuna discussione sulla materia
petrolifera sarebbe stata aperta senza avere al nostro fianco il governo».
Si sono anche dati una tempistica: l¹idea è di arrivare prima dell¹estate
alla ratifica di un¹intesa, con uno step intermedio, una sorta di
³memorandum². Un documento intermedio da portare all¹approvazione dell¹aula
lucana in cui riassumere la funzione dell Basilicata e gli impegni del
governo. «Dovrà essere chiaro il ruolo energetico della Basilicata, che non
è solo un problema come tutto il Sud, ma un¹opportunità per l¹intero
Paese». Insomma, non è più questione di semplice ristoro.
Alcuni punti fermi ci sono. Sono stati messi negli ultimi anni e dovranno
essere ricompresi nel ragionamento. Alla consapevolezza che le estrazioni
non portano poi così tanta occupazione e che molto si può fare ancora sulla
sostenibilità, si aggiunge la certezza che le previsioni degli accordi
sottoscritti nel 1998 (tanto con il Governo che con le compagnie
petrolifere) non sono stati attuati. Le infrastrutture previste hanno
subito «percorsi tortuosi» e la quantità di greggio da estrarre (104.000
barili al giorno) si è attestata molto al di sotto. C¹è poi un altro
fattore che ha avuto un peso rilevante: spinte locali nate spesso da
legittima «inquietudine delle comunità».
Ora, solo una volta uniformato il linguaggio di Regione e Governo, si
potrà aprire il dialogo alle compagnie petrolifere «che sicuramente
possono fare di più su ambiente, occupazione, territorio». Magari «un
centro studi europeo sulla ricerca energetica».
Fin qui le modalità generali. «E¹ giusto, così come è intenzionato a fare
il Governo, inquadrare il tema petrolifero in una strategia coerente con il
Piano per il Sud», in cui la Basilicata potrebbe stare con «un¹ulteriore
gamba finanziara». Senza dimenticare un elemento che potrebbe portare un
peso non da poco alla riflessione. L¹Eni si appresterebbe a proporre un
nuovo piano industriale. «La compagnia ci dice che la curva produttiva è
destinata a scendere senza un investimento in innovazione». Ma dei 56 pozzi
previsti nella zona della Val d¹Agri (oggi ne mancano all¹appello 14), ne
servirebbero meno, pur arrivando ad estrarre 125 mila barili al giorno, con
un investimento sull¹abbattimento dei fumi. E’ chiaro che anche su questo
il consiglio regionale è chiamato a ragionare. Lo farà in maniera pubblica
tra due settimane, in una seduta convocata ad hoc. Su questo, giurano, «la
volontà è della trasparenza».

Sara Lorusso

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