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A MONTEZEMOLO lo lega un’amicizia personale, e quando lasciò la presidenza della Confindustria lucana, anticipando la voglia di politica e «impegno civico» con la sua associazione Fare Basilicata, Attilio Martorano (in foto) non escluse un tandem, quanto meno una collaborazione, con la fondazione Italia Futura. Ma da allora, ripete, «di tempo ne è passato tanto». E di cose ne sono cambiate altrettante. Anche se l’attività dell’associazione «non si è fermata. I miei collaboratori continuano a lavorare».
Un anno e mezzo dopo lui è l’assessore alla Sanità del governo lucano di De Filippo, ed è il presidente della Ferrari e di Italia Futura ad anticipare una certa voglia di impegno civico. «C’è bisogno di un ricambio», ha detto Montezemolo a Napoli al congresso del sindacato di Polizia. Il “cambiamento” è ciò che ha mosso anche Martorano.
«Non so dire se davvero prima o poi si candiderà, ma è una persona dalle grandi qualità. Se deciderà di impegnarsi, la politica, a prescindere dagli schieramenti, ne guadagnerà». Montezemolo sì che ha «la cultura del fare», del «decidere», dell’impresa. E l’assessore lucano? Non è che si aggregherebbe all’avventura (eventuale)? «Ripeto, di tempo ne è passato tanto. Oggi, per ciò che mi riguarda, il mio compito è quello che sono stato chiamato a svolgere nel governo De Filippo». Resta lì, in una «dimensione che non strizza l’occhio né ad altri, né ad altre forze politiche». Tutto il resto, «è gossip». Magari come quello che lo ha praticamente assegnato in quota Partito democratico. «Ma no, il mio impegno è altro ed è fuori da logiche di appartenenza, tesseramento, né tantomeno di un impegno diretto nella competizione elettorale». Poi si vedrà. Perché «le cose – assicura – cambiano se c’è un motivo». E ad oggi, giura, non sembra vederne alcuno.
Piuttosto resta «immutata» la passione che spiega aver messo nella voglia di “cambiamento”. «Può avvenire – dice – in diversi modi, inserendo elementi di discontinuità. Ecco, è questo il mio impegno politico: non logiche di appartenenza, ma un’ispirazione politica». Non di maniera. «Sono sfide vere che incrociano vecchie difficoltà, e non solo nel settore della sanità. In un momento così complesso – aggiunge – non può essere immaginabile praticare politiche conservative, replicare il passato». Se l’impegno di Montezemolo strizza l’occhio alla società civile, quello di Martorano sembra concentrato «nella rimozione di diverse resistenze annidate nei sistemi complessi che hanno a lungo garantito privilegi, rendite, per carità, legittime, ma non più coerenti con la direzione in cui va il mondo». Sulla sanità, un’idea chiara ce l’ha. «Sarà che è molto simile al mondo dell’impresa. C’è bisogno di tecnologia, di innovazione. Ma con un grande valore aggiunto, che è il lato umano, il pensiero alle persone nel momento del massimo bisogno». E’ questa, giura, la parte migliore. «Sapere che devi pensare a un sistema che non sta fermo, che va sempre avanti. Mentre lavori al cambiamento di questo sistema che è così vivo, devi per forza continuare a farlo camminare».
Resta dove sta, dice, anche perché non è per nulla pentito di aver accettato quella «sfida». Compresi gli attacchi, le critiche, l’attenzione dell’opinione pubblica vasta. «Avevo poche cose chiare quando ho accettato l’incarico, ma questa era una di quelle che avevo messo in conto. La sanità tocca tutti, ma proprio tutti. E poi forse, aver dato questa responsabilità a chi viene da un’altra esperienza, poco conosciuta dal mondo della politica, ha accentuato certe dinamiche». Ma no, «non è questa la mia preoccupazione, non mi preoccupa chi lavora per screditare o tutelare interessi. Sono piuttosto concentrato sulle critiche reali, ai suggerimenti utili a migliorare il piano sanitario, come l’azione del settore nella quotidianità». Il resto «è molto noioso».

Sara Lorusso

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