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POTENZA – Altre tracce di Restivo (in foto). Questa volta soltanto sue. Macchie di saliva che hanno conservato un profilo genetico “compatibile” con quello depositato nella banca dati inglese del Dna. Il rischio che si tratti di un errore è infinitesimale. Ora è davvero tutto pronto per l’incidente probatorio.
Il tenente colonnello Giampietro Lago si è presentato a Salerno lunedì pomeriggio, con una settimana d’anticipo sulla data fissata dal gip per
completare la perizia sui reperti che restavano da esaminare.
Dev’essersi portato un trolley perchè in tutto la relazione è composta da cinque faldoni belli grossi: due di reperti fotografici, e due sul “Dna mitocondriale”.
Lì dentro ci sarebbe la prova che serviva ai magistrati della procura della Repubblica di Salerno per chiudere il caso e inchiodare l’assassino di Elisa alle sue responsabilità. Il sospettato è sempre lui: Danilo Restivo, 39 anni, da poco meno di uno agli arresti in Inghilterra per l’omicidio di una vicina di casa a Bournemouth nel Dorset.
L’analisi del “Dna mitocondriale” piuttosto che il “Dna nucleare” è una tecnica utilizzata per campioni molto piccoli o degradati, come nel caso in cui i reperti siano rimasti esposti alle intemperie per diciassette anni.
I laboratori del Ris sono all’avanguardia nella sperimentazione degli ultimi kit a disposizione per questo tipo di operazioni, tanto che a novembre i dati delle scene del crimine di mezza Italia sono finiti nella prima pubblicazione scientifica sui risultati ottenuti sul campo grazie alla loro adozione.
Fuori dai denti in ambienti investigativi c’è chi commenta che per smontare le evidenze raccolte nel corso della perizia si potrà solo cercare di insinuare il dubbio che i reperti siano stati contaminati, anche in maniera del tutto involontaria, nel passaggio dalle stanze del dipartimento di genetica dell’Università Cattolica di Roma a quelle del Raggruppamento investigazioni scientifiche dei carabinieri. Un passaggio di troppo se si aggiunge che il primo perito incaricato dal gip di Salerno, il professor Vincenzo Pascali, non è purtroppo nuovo a fare pasticci.
A ottobre il suo lavoro era stato liquidato in malo modo anche in considerazione degli scarsi risultati ottenuti. Dai campioni esaminati non erano emersi profili genetici compatibili con quello di Restivo, ma fin qui niente di strano. “A nessuno può essere chiesto ciò che è impossibile da fare”, sentenziavano i latini. Quello che è apparso davvero strano è come sia possibile che dovendo scegliere i reperti da esaminare Pascali abbia escluso proprio la maglia sulla quale i militari avrebbero trovato quello che andava ancora cercato.
Una macchia scura, risultata positiva al test per stabilire se fosse di natura ematica. Il suo contenuto molecolare è stato selezionato e amplificato con una tecnica che ricostruisce “in vitro” lo stesso meccanismo della duplicazione cellulare. Dopodichè, una volta ottenuto un campione sufficiente, si è passati alla comparazione con il Dna prelevato da alcuni oggetti sequestrati nella maison inglese di Danilo Restivo ed è arrivato un primo risultato positivo. Per andare sul sicuro con l’attribuzione di un profilo genetico all’unico indagato per l’omicidio di Elisa, da Salerno è stata avanzata una rogatoria alle autorità britanniche per avere accesso alla loro banca dati dove viene archiviata la fotografia del Dna di chiunque sia entrato di recente in un carcere della regina. Così a gennaio si è provveduto ad un secondo confronto che ha dato ancora esito positivo. Ma non solo. I militari del Ris di Parma ai comandi del tenente colonnello Giampietro Lago, e i colleghi di Roma guidati dal maggiore
Andrea Berti (sezione biologica), specializzati entrambi in genetica forense, hanno evidenziato altre macchie sul dorso della maglia, questa volta di saliva. Da uomini di scienza prima ancora che investigatori si sono espressi in termini probabilistici ma anche qui le possibilità di un errore sarebbero minime, ben sotto le soglie prudenziali riconosciute dalla giurisprudenza per affermare un dato di fatto.
Comporre tutti questi elementi non era tra i quesiti posti dal gip Attilio Orio. Per questo nella perizia manca ancora una ricostruzione della dinamica degli eventi. Spetterà ai pm Rosa Volpe e Gigi D’Alessio dare un senso compiuto alla presenza di sangue e saliva di Restivo sulla maglia intrecciata dalla madre che Elisa indossava al momento dell’aggressione, in particolare sulla schiena. Non è un dettaglio di poco conto dato che stando alla ricostruzione dell’anatomopatologo Francesco Introna l’assassino avrebbe iniziato a colpire proprio di spalle alla ragazza, stringendosela al petto con un braccio e infierendo con l’altro utilizzando una lama non più lunga di cinque centimetri.
Difficile stabilire quanto sia durata quella presa, ma la prova che cercavano gli investigatori potrebbe essere rimasta proprio lì.

Leo Amato

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