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VIGGIANO – E’ idrogeno solforato il gas che due giorni fa ha ucciso il giovane operaio della raffineria Salas di Sarroch, in Sardegna, dove in precedenza, per lo stesso motivo, avevano perso la vita altre tre persone . La stessa sostanza che qualche giorno fa ha provocato l’intossicazione di 22 operai della Elbe Sud di Viaggiano per le emissioni del Centro Oli. Un gas, derivante dalla lavorazione del petrolio, estremamente tossico e nocivo, tanto da poter provocare il decesso. Eppure, nonostante la pericolosità di tale sostanza, fino a questo momento il controllo delle emissioni in atmosfera in Val d’Agri è stato affidato esclusivamente alle centraline dell’Eni. Come dire: il controllore che controlla il controllato. Il controllo da parte dell’agenzia regionale per l’Ambiente, invece, è stato limitato a una decina di campionatori passivi che però non garantiscono una verifica continua ma solo periodica (ogni dodici giorni). Va detto che è stato proprio tramite i rilevamenti di queste ultime attrezzature che è stato possibile misurare sensibili variazioni dei valori di idrogeno solforato la sera in cui gli operai delle Elbe sono finiti al Pronto soccorso dell’ospedale di Villa d’Agri. Ma questo è stato possibile solo perché il giorno della misurazione è coinciso quello dell’incidente. E siccome la popolazione che vive vicini al Centro Oli da anni denuncia quella puzza di uova marce che è tipica dell’idrogeno solforato sarebbe quantomeno auspicabile un sistema di monitoraggio terzo e indipendente continuo e non periodico. La buona notizia è arrivata dall’Arpab: da ieri è in funzione la prima centralina che consentirà una valutazione costante dei livelli di idrogeno solforato. Al momento, però, la misurazione è solo parziale. Presto – come annunciato dalla stessa agenzia regionale – arriveranno anche altre apparecchiature di questo tipo. Mentre vanno avanti i lavori della commissione d’inchiesta regionale che indaga sulle cause dell’intossicazione dei 22 operai di Viggiano. A giorni l’Arpab renderà noti i risultati della comparazione dei diversi livelli del gas sprigionato dal Centro Oli per comprendere se l’aumento dei valori registrati la prima sera è stato confermato anche nei giorni successivi. E soprattutto per cercare di comprendere le cause che hanno determinato un incremento dell’idrogeno solforato liberato nell’aria, subito smentito da Eni ma che nei fatti ha trovato la conferma nelle misurazioni dell’Arpab. Dimostrando così che i malori lamentati dai 22 operai della Elbe – refertati dai medici del Pronto soccorso dell’ospedale di Villa d’Agri – erano perfettamente compatibili con i disturbi che quei valori di idrogeno solforato arrecano all’uomo. La commissione d’inchiesta dovrà innanzitutto chiarire quale tipo di malfunzionamento dell’impianto dell’Eni ha potuto provocato emissioni superiori alle media.

Mariateresa Labanca

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