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Anche nella giustizia esistono gli sprechi e Nicola Gratteri indica la strada per risparmiare nel settore per investire magari in informatizzazione o più semplicemente per rafforzare gli organici di magistratura e forze di polizia.
«La procura nazionale antimafia può essere ridotta del 50%, mentre la Dia (Direzione investigativa anitmafia, ndr) può essere chiusa», spiega il Procuratore aggiunto di Reggio Calabria, nei giorni scorsi al festival del giornalismo di Perugia. Il magistrato reggino intervistato da Gianluigi Nuzzi di Libero ha affermato che «la Dia fa solo misure di prevenzione, misure che sono l’attività svolta anche dalle altre forze di polizia, creando dunque un’inutile sovrapposizione. Facciamo tornare questi uomini – ha continuato – ai loro corpi di appartenenza, risparmiando milioni di euro di fitto di immobili. E poi non si capisce perchè un ispettore della Dia debba guadagnare di più rispetto ad un ispettore della squadra mobile che fa lo stesso lavoro. Cerchiamo di essere realisti e pratici».
Parole si rifanno a quanto scritto in “La giustizia è una cosa seria” il libro pubblicato di recente per Mondadori, assieme ad Antonio Nicaso. Un volume nel quale si indicano altri interventi possibili per velocizzare e rendere più efficiente la giustizia. Gli autori spiegano infatti che ci sono piccole procure che potrebbero essere chiuse ed accorpate, che si potrebbe informatizzare il Processo penale, per risparmiare carta e personale. Per poi affrontare un altro tema delicato, quello dei magistrati fuori ruolo, o meglio che lavorano come consulenti di aziende e amministrazioni pubbliche o con incarichi ministeriali. Duecento toghe che potrebbero, e forse dovrebbero, tornare a scrivere sentenze o a fare indagini. Il Procuratore aggiunto durante il suo intervento ha anche sottolineato come in Italia vi sia la legislazione antimafia più evoluta al mondo dal punto normativo. Nonostante questo per Gratteri però non si può battere la mafia «ma con tutti gli sforzi che stiamo facendo – ha sostenuto – al massimo possiamo pareggiare la partita. Con questo sistema giudiziario, con questo sistema detentivo, la mafia finirà quando finirà l’uomo sulla terra. Il problema è che i governi non hanno fatto progetti validi contro le mafie».

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