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di LUIGI M. LOMBARDI SATRIANI
Tra due settimane circa saremo chiamati a votare, oltre che i Referendum per il legittimo impedimento, per il ritorno all’energia nucleare, quello per l’abrogazione delle norme che consentono la privatizzazione di fatto dell’acqua. L’acqua, essenziale per la vita dei singoli e delle collettività, fu scelta, per le sue caratteristiche, presso tutti i popoli quale simbolo di un’azione purificatrice interna. Le diverse religioni danno ampia testimonianza di tale processo di simbolizzazione. “Il mistero delle sue origini entro le viscere della terra, la sua voce ora lieve ora possente, la sua mobilità come di cosa viva, il suo respiro rivelantesi nell’evaporazione, il suo potere di irrogazione, sia che sgorghi dalla terra sia che cada dal cielo, l’hanno sempre fatta considerare come una potenza viva e benefica. Essa è presente in vari modi: nel mare, nei laghi, nei fiumi o torrenti e tutti questi elementi sono stati divinizzati e onorati di culto; ma specialmente l’acqua che scaturisce dal suolo – da Seneca chiamata “viva seu nativa” per distinguerla da quella che cade dal cielo “caelestis seu collectiv”’ – è assurta a valore sacro e insieme catartico, fecondatore e divinatorio presso i vari popoli. Come elemento fecondatore l’acqua è stata dovunque oggetto di culto. I Greci hanno espresso questo potere in vari miti, dove le ninfe patrone dalle fonti significano con il loro stesso nome, il suo potere di fecondità. Come elemento divinatorio, l’acqua agisce sia con il mormorio delle sorgenti, sia con il gettito in essa di oggetti, sia con l’ingestione: a Delfi la Pizia prima di salire sul tripode, gustava l’acqua delle sacre fonti Castalia e Cassotis” (N. Turchi). Al potere divinatorio era connessa l’ordalia, “giudizio di Dio”: l’accusato sarebbe stato ritenuto innocente se gettato nell’acqua riusciva a salvarsi. Elemento lustratorio, l’acqua ha acquisito la capacità impareggiabile di lavare e anche di portare via, scorrendo, le impurità. Il numero e le modalità di abluzioni varino nei diversi cerimoniali a seconda della qualità della colpa o della preparazione necessaria per accostarsi o toccare le cose sacre, per ricevere una iniziazione, e così via. Si pensi per l’islamismo alle abluzioni che i fedeli sono indotti a compiere presso le moschee: per l’induismo al culto di Krishna, ai prodigi del fanciullo divino. Il culto del bambino miracoloso venne istituito da Vallabha Acharya (1479-1530), fondatore di un orientamento religioso che non chiede ai suoi seguaci mortificazione dei sensi ma soltanto amore e gioia. Il santuario è annesso all’abitazione del maestro, che tratta il simulacro di Krishna come un bambino vivo: ogni giorno lo lava, lo veste, gli offre varie specie di cibi e lo pone sul trono alla venerazione dei fedeli insieme a Radha, la favorita di Krishna dei suoi amori giovanili nel Vrudavana. Nelle religioni precristiane l’acqua aveva ampio risalto anche nei miti dell’oltretomba: si pensi all’acqua del Lete (da cui la parola letargo), che dà il sonno dell’oblio all’ingresso dell’Ade a differenza della fonte di Mnemosine, alimento continuo della Memoria. Negli inferi sono presenti fiumi e laghi; essi sono situati in luoghi lontani a cui si arriva con barche spesso guidate da nocchieri cui deve essere pagato il traghettamento (si pensi all’obolo di Caronte). Nelle raffigurazioni del Paradiso terrestre l’acqua – luccicante in laghetti o sgorgante dalle fontane – contribuisce a formare un paesaggio di gioia e delizie, degno appunto di uno scenario paradisiaco. Nella società calabrese, come in quella delle altre regioni del Sud Italia, l’acqua ha un ruolo centrale. Una società che pur ha conosciuto la violenza devastatrice delle alluvioni continua ad agognare l’acqua come elemento di vita, aspirare ad essa come bene irrinunciabile. Nei nostri paesi la fontana – sgorgante limpida acqua o asciutta – adorna la piazza principale. Nei primi dell’Ottocento Antonino Lombardi Satriani, sindaco di Monteleone (l’odierna Vibo Valentia), a sue spese regalò alla città una fontana; a metà del Novecento per ricordare Bruno Misefari, l’anarchico di Calabria, la vedova, Pia Zanolli Misefari, regalò a Palizzi, paese natale di Bruno, una fontana intitolata al suo nome; Umberto Zanotti Bianco nel suo impegno filantropico rivolto ai paesi dell’Aspromonte si dedicò a dotare questi paesi abbandonati di acqua e di strade, oltre che di altri servizi essenziali. La Calabria ha sete e attribuisce all’acqua valore sacrale, taumaturgico, terapeutico, magico. L’acqua del Battesimo segna l’ingresso del neonato nella comunità dei cristiani; occorre, dunque, che il rituale sia compiuto alla perfezione. A Taurianova è stato confermato a Mariano Meligrana e a me nel corso delle nostre ricerche che un’erronea o un’incompleta pronuncia del Credo durante il rito battesimale provoca la disposizione nel neonato a vedere in futuro gli spiriti. A Siderno si crede che se il padrino o la madrina recitando il credo” inciampano” nelle parole il bambino diverrà balbuziente. Al riguardo abbiamo sottolineato che questo tipo di credenze rinvia alla rappresentazione popolare, orientata dalla politica culturale della Chiesa, del cattolicesimo visto contemporaneamente come compimento e barriera ideale contro il paganesimo: il cattolicesimo conclude l’esperienza pagana e nella completezza astratta delle sue formule ne sconfigge la pericolosità: ma nella oscurità e nella approssimazione della parola-formula può infiltrarsi con tutta la sua efficacia residua la cultura pagana precedente. Nelle crepe di una cristianizzazione incompiuta si ricostituisce lo spazio allucinatorio e riacquista chiarezza la visione ossessiva. Ernesto de Martino ha sottolineato come “in genere i miti e i riti cattolici sono sentiti prevalentemente dai contadini in senso magico, e la mobilitazione magica del Pantheon cattolico è un fatto corrente. Il Battesimo, per esempio, è una garanzia contro il malocchio e vale tanto quanto gli “abitini” che i bambini locali portano ancora sotto le vesti, appunto contro il malocchio”. Nella configurazione cosmologica del cattolicesimo popolare il potere onirico appare disposto lungo una linea gerarchica, al cui vertice sta il Signore cui seguono la Madonna, i santi e le anime preposti al sogno. I santi e i morti, infatti, possono ricevere da Dio il permesso di apparire nei sogni. I messaggi possono essere diretti o concretarsi in segnali eloquenti che delineano il futuro. Così in molte preghiere, da noi registrate in diversi centri calabresi direttamente o da laureandi da noi guidati, il fiume corrente, l’acqua corrente assolvono, assieme ad altri elementi, a questa funzione divinatoria, attribuita anche alla Madonna dell’Alto Mare. Così, ad esempio a Varapodio, a Taurianova, a Settingiano, a Briatico. Bene collettivo irrinunciabile anche in Calabria, l’acqua, che non consente privatizzazioni, strumentalizzazioni economiche, rapacità comunque ammantate. Lo ribadiscono religioni e credenze popolari. Lo ribadisce la coscienza collettiva.

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