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«Come mio padre volevo fare l’imprenditore, così ho preso le redini dell’azienda di famiglia. Ad un certo punto mi sono imbattuto nei mafiosi che volevano il 3% sugli appalti che la mia ditta riusciva ad aggiudicarsi, un’impresa importante che era riuscita ad espandersi su tutto il territorio calabrese e anche all’estero». Lo ha detto il testimone di giustizia Pino Masciari nel corso dei lavori del seminario a Lamezia Terme delle associazione antiracket. L’ex imprenditore ha ricordato che «il sistema politico-istituzionale colluso col potere malavitoso pretendeva il 6% dei guadagni sugli appalti, altrimenti – ha detto il testimone di giustizia – minacciavano di bloccarmi l’iter delle pratiche e gli stati di avanzamento. Poi ho dovuto favorire molte famiglie garantendo occupazione a lavoratori imposti dalla criminalità». Una situazione sempre più insostenibile che, alla fine, ha portato Masciari alla denuncia. «Un’azione forte – ha ribadito Masciari – per cui ho pagato un prezzo altissimo. Io, per i mafiosi, dovevo essere l’imprenditore che si inginocchiava, si piegava al loro volere, ma non ho voluto sottostare alla loro legge e, allora, per me è stata la morte civile». Masciari ha poi lamentato l’eccessiva lentezza nella burocrazia e nel sistema giustizia. «Io non sono un esempio negativo – ha detto con forza l’ex imprenditore – ma un modello da seguire perchè con la mia denuncia ho fatto condannare tante persone. Unico elemento positivo è che ho avuto la fortuna di avere una bella famiglia che mi ha sostenuto nella disperazione e nella solitudine quando ancora non c’era l’associazionismo e l’antiracket». «Concordo – ha concluso – con i pastori della Chiesa locale che hanno definito la Calabria una terra emarginata. Questo isolamento lo abbiamo voluto noi. È ora di invertire la tendenza, non possiamo aspettarci che siano gli altri a liberarci dal male oscuro». A conclusione dell’intervento dell’ex imprenditore, il presidente onorario della Fai Tano Grasso ha affermato: «Aiutiamo Masciari a costruirsi il futuro. Adesso Pino è uno dei nostri».

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