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di MARIO CASALINUOVO
Primo problema o problema di fondo: l’astensionismo, sul quale si può dir tanto ed anche in sensi diversi. Ma una cosa è certa: la gente è stanca. Stanca di sentire cose impossibili e non vere. Ecco perché chi ha detto, tra gli storici contemporanei, che “l’offerta era deludente” ha colto certamente nel segno. L’astensionismo ha colpito principalmente il Pdl, il cosiddetto “Popolo delle Libertà” di Silvio Berlusconi, che personalmente costituisce la grande jattura che da più anni ha colpito il Paese: da quando, fatti i suoi miliardi con le case, e principalmente quelle di Milano 2 come ben sanno i milanesi, pensò di corrompere Bettino Craxi con una serie di atti, oggetto dei procedimenti giudiziari che colpirono anche il leader socialista fino alla sua tragica fine ad Hammamet. L’astensionismo, oggi, si è registrato di più nelle file del centrodestra che ha complessivamente riportato il 26,7% che, anche tenendo conto delle regioni in cui non si è votato, è sempre da considerare un risultato ridimensionato di fronte al 32,3 delle europee ed al 33,3 delle politiche del 2008. È improprio risalire ancora nel tempo, come si è giustamente detto, di fronte alle strutture dei partiti ed agli schieramenti del tutto diversi. Il miglioramento del risultato del centrosinistra, invece, può cogliersi nel 26% circa di oggi quasi identico al risultato delle europee, nonostante manchino le regioni nelle quali non si è votato. È difficile capire come la maggioranza degli italiani riesca ancora a sopportare Berlusconi. Egli, in un recente crescendo che ormai tutti conoscono, ha insultato la Corte costituzionale, i magistrati, i giornalisti e gli avversari. Aveva tentato anche con il presidente della Repubblica, ma i suoi amici lo hanno trattenuto. Tanto che Napolitano ha voluto ricordargli che bisogna “onorare la Costituzione rispettando tutte le istituzioni dello Stato”. Ma ora bisogna aggiungere agli altri anche un avvenimento registrato nella recente campagna elettorale. Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio in carica, ha mandato oltre otto milioni di lettere agli elettori italiani. Certo come “Silvio Berlusconi”; certo con i suoi soldi (una piccolezza per lui che ne ha tanti!); ma è sempre il presidente del Consiglio. Anzi, il più grande presidente del Consiglio dei ministri di tutti i tempi, come ha voluto definirsi. Non si era mai verificata una cosa simile! Ho ricevuto anche io la sua lettera: una “filastrocca”, con il “Tu”, dopo il “caro Mario”. Ma io di persona non l’ho mai conosciuto, né desidero conoscerlo. Ho così rispedita la lettera “al mittente” e spero che molti altri abbiano voluto farlo. Io non ho scrupoli. L’ho criticato dal suo primo apparire sulla scena politica italiana. Non era possibile che vincesse subito sbaragliando tutti. Non era riuscito a farlo neanche Mussolini. Furono i suoi soldi a fare il miracolo che si realizzò prima che altrove in Sicilia. E, poi, tutti i suoi comportamenti che sono ormai ben noti in Italia ed all’estero. Non è vero, tra l’altro, e bisogna ripeterlo, che nella sua vita privata possa fare quello che vuole, perché con la sua carica rappresenta sempre tutti gli italiani. Altro problema particolare di queste elezioni regionali è stata l’Udc. Da sola, da una parte o dall’altra? Ho sentito i suoi autorevoli esponenti alla Tv, che nientemeno rivendicano la loro “coerenza”. È soltanto un azzardo affermarlo. In Calabria ha rafforzato le posizioni del Pdl, senza che se ne siano compresi bene i motivi. Ancora: l’Idv di Di Pietro che, nonostante quanto superficialmente si può pensare, indebolisce il centrosinistra, ed ancor di più, possiamo aggiungere, dopo che si è formata l’accoppiata Di Pietro – De Magistris. L’uno e l’altro hanno sfruttato la magistratura per la personale affermazione nella politica, nella quale hanno soltanto creato confusione con un costante incomprensibile estremismo che non ha certamente giovato. Per quanto riguarda il risultato calabrese, possiamo dire che qui, da noi, la litigiosità interna del Pd ha inciso più che altrove. Una litigiosità che, purtroppo, è ancora rimasta dopo essere esplosa in passato e tanto da costringere Loiero a staccarsene per costituire un movimento che si chiamò Partito Democratico eridionale. E si ricordi ancora quante aspirazioni e quanti problemi fu necessario superare per indicare, con le primarie interne, Loiero candidato alla presidenza della Regione. Detto questo, rimane con le sue cifre il risultato che significa una netta sconfitta del centrosinistra e, quindi, di Loiero. Così i calabresi hanno voluto dimenticando, tra l’altro, anche il disastro del governo di centrodestra del passato, che costituì poi un’eredità pesantissima per la Giunta ora sconfitta. I calabresi, insomma, si sono uniformati alla maggioranza che oggi vuole alla guida del Paese Berlusconi ed il suo governo. È cosa quanto mai sconfortante. Soprattutto perché l’Italia è nelle mani della Lega, vera vincitrice delle elezioni, e che condiziona con il suo 12,7%, e dopo aver conquistato anche il Piemonte, Berlusconi in tutto e per tutto. È la Lega, quindi, già “secessionista” e sempre certamente tanto “nordista” da non riconoscere l’Italia ma soltanto la Padania, che con il suo federalismo vuole colpire le regioni meno progredite del Mezzogiorno. Sembra incredibile, quindi, che siano state proprio due regioni meridionali a cedere: Campania e Calabria. Povero Mezzogiorno. Povera Calabria!

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