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di MARGHERITA AGATA
Non c’è stato nessun corteggiamento della minoranza, adesso proviamo a riallacciare i fili del dialogo. Questo in sintesi il senso della nota con cui il sindaco Raffaele Ricchiuti, dopo aver additato il Pd come l’unico responsabile di tutte le crisi amministrative, nel comizio che ha preceduto il turbolento consiglio di sabato scorso, prova a tentare l’ultima carta per evitare lo sfratto anticipato dalla carica di sindaco. «Sento il dovere, dopo i numerosi ed anche traumatici passaggi che si sono consumati dal secondo lustro dell’aprile scorso in poi – scrive Ricchiuti – di manifestare con pacatezza all’opinione pubblica ed alle forze politiche, da un lato le necessarie puntualizzazioni tese a fugare i dubbi e/o le insinuazioni che sono aleggiati negli ultimi giorni, dall’altro di tentare di avviare un percorso politico virtuoso teso a far proseguire questa consiliatura, realisticamente ad un passo dalla sua fine anticipata, con un rinato (se possibile) vigore sino al suo termine naturale della primavera 2012». I possibili “inciuci” o “cambi di maggioranza”? «Voci inutilmente ed indirettamente alimentate dalle non richieste smentite a mezzo stampa ed a mezzo volantino da parte dei consiglieri di minoranza Imperatore, Mazziotta, Pallotta e Stigliano: non vi era “nulla e dico nulla” da smentire». Insomma, come al solito, è la stampa ad avere inteso male l’improvvisa uscita dal Pd del primo cittadino e l’appello ad approvare il bilancio rivolto ai singoli consiglieri, al di là dei vincoli di partito. In tal senso Berlusconi docet. Ma non finisce qui. Sgomberato il campo dall’ipotesi di alleanze scomode, Ricchiuti, come se niente fosse accaduto, rivolge un appello ecumenico per una “ricomposizione last minute”. «Negli ultimi due mesi è avvenuto di tutto – sostiene il sindaco – Mi permetto ora di chiedere ad ogni esponente politico della ex-maggioranza (compresa la Sel), che ha il Partito Democratico come importante perno centrale: dopo che ce le siamo “scambiate” di santa ragione, possiamo provare a ricucire un dialogo, pur nel breve lasso di tempo che ci separa dal 3 luglio, da persone responsabili, ragionevoli e lungimiranti? Io sono pronto ed ampiamente disponibile». Poi l’invito a fare un passo indietro ai suoi fedelissimi. «Anche alla luce di quello che è avvenuto nell’ultimo consiglio comunale, mi corre l’obbligo di chiedere a coloro che mi sono stati più vicini un gesto di saggezza politica e di cortesia istituzionale, al solo fine di spianare velocemente la via del dialogo e del tentativo di rilancio politico-programmatico di questa Amministrazione». In sostanza chiede a Zito e Mastrangelo di rimettere il mandato, in modo da favorire la riapertura del confronto politico. Sempre che il Pd, Sel e l’indipendente Recchia abbiano ancora voglia di riparlarne. Specie, tra le altre cose, dopo l’attacco durissimo rivolto al Pd dal senatore D’Amelio per “il voltafaccia” consumato in consiglio dai due consiglieri Franco Montefinese e Mimmo Adduci. «Come spiegare – accusa D’Amelio – l’assurdo atteggiamento del Pd che, a parole, sfiducia il sindaco, ma nei fatti lo salva? Quali interessi si nascondono tanto da indurre i consiglieri del Pd al grave voltafaccia?». Ma Ricchiuti è di altro avviso. E torna a indossare i panni dell’ “uomo della concordia”. L’appello finale è «alla comunità tutta, ai cittadini, alle forze sociali e dell’associazionismo». «Calmiamo toni, esasperazioni, atteggiamenti – esorta- che a mente fredda possano essere visti dagli stessi autori, fra i quali non mi escludo, come dannosi e poco essenziali a produrre vantaggi di sorta. Il dibattito, il confronto, la dialettica accesa, lo scontro politico sono fortemente necessari e rappresentano i “fondamentali” di una società civile: e penso che Ferrandina ha sempre onorato tali presupposti nel suo percorso di crescita e di sviluppo». Basterà per riconquistare la fiducia del Pd e ui numeri in consiglio?

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