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di ANTONELLA CIERVO SCANZANO – Il suo nome è legato ad una delle operazioni contro l’usura, più celebre degli ultimi anni. Francesco Scarci, 58 anni, capoclan tarantino sorvegliato speciale con obbligo di soggiorno, ha preferito il relax del lido “Lo Squalo” gestito dai fratelli a Scanzano, al chiuso della sua casa. Così, mentre chiacchierava amabilmente con altre persone, lo hanno trovato gli uomini del Commissariato di Scanzano agli ordini di Raffaele De Marco. Sulla testa di Scarci pendono accuse per omicidio, associazione per delinquere di tipo mafioso, usura, estorsione, riciclaggio, sequestro di persona, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e detenzione d’armi. Il suo nome è legato soprattutto all’operazione Cahors che smantellò nel luglio del 1996 il clan degli estorsori tarantini. 72 arresti effettuati dalla Polizia portarono allo scoperto un’organizzazione capeggiata dal padre Michele e anche dai suoi fratelli Andrea e Maurizio. Il nome dell’operazione, Cahors, trae origine dalla città francese che nel secolo XV fu sommersa dall’usura e che ha ispirato gli investigatori all’epoca dell’indagine. Il maxiblitz giunse ai vertici della “premiata ditta” della quale avrebbero fatto parte anche due coppie Catello Missiano e Rosa Rristallo, Antonio Diodato e Maria Rosaria Stasolla. Tra le maglie degli investigatori finì anche il bottino di circa 60 miliardi di vecchie lire, proventi dei prestiti. Nelle mani dei cravattari finivano abitualmente gli imprenditori in difficoltà dell’area del Tarantino. In primo grado l’operazione Cahors portò a 119 e 7 secoli di carcere.

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