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di MARGHERITA AGATA
FERRANDINA – Non c’è due senza tre. Il bilancio ancora una volta non passa. E’ finita. L’amministrazione Ricchiuti va a casa con due anni di anticipo sulla scadenza del mandato. Nessun colpo di scena o cambiamento di equilibri dell’ultim’ora. Dalla seduta consiliare del 3 luglio nulla è mutato: 7 voti favorevoli e 10 contrari. Il bilancio di previsione è stato nuovamente bocciato. Adesso il commissario ad acta Domenico Rebesco ha 48 ore di tempo per approvare il bilancio. Poi al prefetto il compito di avviare la procedura di scioglimento del consiglio comunale e nomina del commissario prefettizio, in attesa che si torni nuovamente alle urne. Il voto è arrivato dopo tre ore di dibattito. Ovviamente tutto incentrato sulla crisi politica . Al terzo tentativo l’ennesima illustrazione di numeri e contenuti è parsa superflua anche al sindaco che ha preferito impiegare il tempo a propria disposizione per informare l’assemblea sugli ultimi sviluppi relativi alle questioni Geogastock, Tributi Italia e al federalismo demaniale. Sulla crisi poche parole. “Togliamo il disturbo in punta di piedi e senza clamori – ha detto – con i miei “pretoriani” che nel frattempo sono diventati anche dei veri amici”. Poi la parola passa al capogruppo del Pd Giuseppe Montefinese. “Propongo il ritiro della delibera sulla centrale a biomasse Iea, visto che era stato assunto in impegno in tal senso dall’intera maggioranza e che non si è dato corso al regolamento per la consultazione popolare su progetti ad impatto ambientale rilevante”. Ma l’accoglienza da parte del sindaco e del resto del consiglio, fatta eccezione per Dubla, è tiepida. Poi la conferma del no del Pd a Ricchiuti. “Si è persa la fiducia reciproca. Sono stati commessi tanti errori anche da parte del Pd, ma credo la responsabilità maggiore sia da attribuire al sindaco che non è stato in grado di trovare il giusto equilibrio tra le varie sensibilità della maggioranza, parteggiando ora per l’uno ora per l’altro. Sono venute meno le condizioni per proseguire”. Piccata la replica del primo cittadino: “ I motivi veri della caduta avremo tempo e modo per valutarli più in là con animo sereno e i cittadini esprimeranno il loro giudizio nelle urne”. A difesa dell’operato del sindaco Mastrangelo che annuncia la propria presa di distanze definitiva e irrevocabile dal centrosinistra. Dello stesso tenore gli interventi di Vitucci e Zito. Duro, come al solito, Dubla. “Dopo il secondo voto contrario al bilancio mi sarei aspettato le dimissioni del sindaco. Non è avvenuto e me ne rammarico. Come anche del malcostume di questo consiglio di pronunciarsi sulle questioni senza nemmeno aver letto le carte”. E rammarico ha espresso anche Recchia. “In questi 68 giorni c’erano le condizioni per trovare una soluzione onorevole – ha detto- la mia astensione al primo voto sul bilancio era una mano tesa che il sindaco non ha saputo cogliere”. A perorare la causa del sindaco anche D’Amelio che, pur confermando il proprio voto sfavorevole, indica nel Pd il principale responsabile della crisi. “Le richieste avanzate non sono state tutte nobili- ha osservato – sarebbe ingiusto individuare in Ricchiuti l’unico responsabile”. Pro- Ricchiuti, in difformità alla linea del Pd si è espresso ancora una volta Adduci. Poi a chiudere è la presidente del consiglio Simunno con un commosso ringraziamento a tutti i componenti dell’assemblea. Inevitabile che tra i banchi scenda qualche lacrima, mentre dal pubblico qualche applauso e un perentorio “A casa” mette la parola fine a una esperienza amministrativa tormentata.

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