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di PAOLO PARADISO

Inattesa e inaspettata, arriva la concessione di proroga per la costruzione della tanto discussa centrale a biomasse da allocare in territorio tricaricese. Infatti, sembra proprio che la Giunta regionale, la settimana scorsa, abbia concesso alla Società Clean Energy s.r.l. la proroga di inizio lavori. Puntuale è la nuova denuncia-protesta del comitato “Uno si distrae al bivio” che, oltre a ripercorrere brevemente le ultime tappe della vicenda, ne svela anche i retroscena, puntualizzando al contempo i punti di criticità del progetto. «Dopo otto mesi di silenzi, da quando cioè il consiglio regionale, all’unanimità, nel gennaio scorso aveva approvato due mozioni che impegnavano la Giunta a sospendere e revocare l’autorizzazione per la realizzazione della centrale a biomasse in località Acqua Frisciana del comune di Tricarico -si legge nella nota del comitato- finalmente la politica ha partorito una risposta. Infatti, nella seduta del 1 settembre 2010, la Giunta regionale ha deliberato la concessione della proroga per l’inizio dei lavori di costruzione dell’impianto in oggetto. Una risposta in linea con l’iter che ha contraddistinto tale procedimento. Tale soluzione era nell’aria in quanto già anticipataci dal dottor Tramutoli. Infatti, il 26 luglio, quando il comitato aveva fatto pervenire all’Ufficio Energia del Dipartimento Attività Produttive della Regione la nota con cui si chiedeva, a seguito del mancato effettivo inizio dei lavori, di formalizzare il provvedimento di decadenza dell’autorizzazione unica regionale rilasciata alla Soc. Clean Energy Srl, la risposta del dirigente fu che non si poteva procedere alla delibera di decadenza in quanto la società titolare della concessione aveva fatto degli investimenti. Una risposta autorevole del dirigente, presa in nome dei vertici regionali, e volta esclusivamente a tutelare gli affari a qualsiasi costo non tenendo in debita considerazione sia il rispetto della legalità, sia il benessere dei cittadini di un territorio aggredito dalla prepotenza e dall’arroganza del più forte. E’ vero la società ha fatto degli investimenti compiendo, però, errori sia nella progettazione e sia in un incauto acquisto dei terreni. -prosegue il comitato- Infatti, da un punto di vista progettuale, è stato proposto un primo progetto per una centrale che addirittura non era contemplata nel Piano Energetico Regionale vigente ed un successivo nuovo progetto che, per rientrare nei limiti della Via, dichiara una potenza termica inferiore a quella effettiva e che è integrato da una relazione geologica in cui si afferma che non ci sono falde acquifere, non riuscendo a vedere nemmeno la presenza a pochi metri di un laghetto». Poi il punto deell’acquisto dei terreni: «Sebbene la ricerca dei terreni sia stata fatta da Francesco Solimando, amministratore unico della società Clean-Energy -spiegano dal comitato- il terreno non risulta acquistato direttamente da questa società. Infatti, ci sono due atti di compravendita: il primo, in data 2 ottobre 2008, fra il sig (omissis) che vende alla Mediafin s.r.l. al prezzo di 18.000 euro e un secondo atto, datato 15 ottobre 2008, in cui la Mediafin s.r.l. vende alla Soc. Clean Energy s.r.l. gli stessi terreni acquistati tredici giorni prima al prezzo di 244.350 euro. Inoltre, è strano che parte dell’importo totale sia versato dalla Clean Energy alla Mediafin con alcuni assegni per un importo di 157.800 euro, addirittura già nei mesi antecedenti all’acquisto dei terreni di Caravelli da parte della stessa Mediafin. Procedura questa che ripropone una metodologia di azione già sperimentata nell’acquisto dei terreni per la realizzazione della centrale di Teana dagli stessi soggetti (Mastropierro e Solimando), ma con società diverse (Medialuc – Energaia a Teana) e ripresa a Tricarico (Mediafin – Clean Energy), che è a dir poco curiosa visto che, nell’arco di pochi giorni, serve a far lievitare i prezzi in modo vertiginoso. Occorre ricordare al dirigente dell’ufficio Energia, che anche per la centrale di Teana la società aveva fatto degli investimenti e che anche allora non ha rispettato i termini previsti per l’inizio dei lavori ma in quel caso il dottor Tramutoli, in data 18 marzo 2009, ha proposto alla Giunta regionale “il provvedimento di decadenza dell’autorizzazione… per non aver rispettato il termine. Ed alla proposta dell’ufficio ha fatto seguito la D.G.R. n. 1478, in data 5 agosto 2009, in cui si dichiarava la decadenza dell’autorizzazione per il mancato inizio dei lavori entro un anno dalla notifica dell’autorizzazione. Come mai -si chiedono dal comitato- Tramutoli per salvaguardare tali tipologie di investimenti finanziari propone alla Giunta regionale provvedimenti diversi in situazioni simili? Ci rivolgiamo, come già fatto con l’esposto-denuncia, alla magistratura, sola e unica istituzione, capace ancora di porre un freno all’arroganza e alla prepotenza della politica nonostante i ripetuti attacchi a cui è quotidianamente sottoposta. Noi restiamo, comunque, vigili a tutela del nostro territorio». E l’autunno si prospetta più “caldo” del previsto.

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