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«Ci sono troppi lati oscuri nella scomparsa di mia sorella. Spero che siano riaperte le indagini» A parlare è Alba Pennetti, sorella di Rina, scomparsa il 6 ottobre del 2009 tra Cosenza e Rende.
Rina Pennetti, di 33 anni, un anno fa uscì dalla sua casa di Spezzano Sila (Cs) dicendo: «ci vediamo dopo»; ma nell’appartamento di corso Europa la stanno ancora aspettando.
La famiglia non si è rassegnata e dopo avere fatto ricerche, affisso manifesti con la foto di Rina, distribuito volantini, ha deciso di aprire dei profili su Facebook. Molti i messaggi che arrivano dal popolo dei social network tra cui quello di una sensitiva.
Racconta Alba Pennetti: «Rosmary Laborragine, sostiene che mia sorella è viva, ma prigioniera. Sarebbe stata rapita e tenuta nascosta in un casolare. È una speranza. Una luce – dice – nel buio dei dubbi». Il giorno in cui Rina Pennetti sparì il suo telefono cellulare non ricevette nessuna telefonata e nessun messaggio.
«Ho custodito per una settimana il telefonino di Rina – aggiunge la sorella – ma stranamente nessuno chiamò. Come se tutta la rubrica sapesse che a quel numero lei non avrebbe risposto». Altro particolare riguarda un conoscente con il quale la giovane donna raggiunse Cosenza: «Lui raccontò – precisa Alba – che Rina si era addormentata in macchina, l’uomo scese per andare in coloreria e quando è tornato lei non era più nell’automobile. Ora spero che siano riaperte le indagini e che si arrivi alla verità». «Il prof. Bruno – conclude – ha svolto un ottimo lavoro, lui è arrivato alla conclusione che mia sorella non ci sia più, ma io spero ancora che torni a casa».

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