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POTENZA – Buoni pasto sempre più difficili da digerire, sia per i supermercati che per i clienti.
A confermarlo, inseguito a un articolo di denuncia pubblicato ieri su Repubblica – articolo che, alcuni dirigenti dei supermercati della città, hanno prontamente esposto in bella vista – anche qualche supermercato potentino. «Il punto – afferma Ernesto Di Mare, di A&O – è che sui buoni, le società che li forniscono, applicano delle commissioni. Ciò significa che su un buono di dieci euro ci sono delle trattenute che cambiano di società in società».
In generale, afferma un responsabile PickUp, «le commissioni variano dal 4 al 10 per cento, diminuendo i margini di guadagno».
Ecco, in definitiva, come funziona il sistema. L’azienda indice una gara per società emettitrice di ticket. Quest’ultima, per vincere la gara, deve chiedere uno sconto. Ed è per recuperare questo sconto che la società applica all’esercizio convenzionato, in cui si potrà spendere il buono, delle commissioni.
Il sistema, a questo punto, si inceppa. «Avendo un margine di guadagno basso – spiega Di Mare – il buono viene ritirato dall’esercizio o a valore intero o a metà della spesa».
O, come terza ipotesi, «non viene ritirato affatto». Succede che «i pagamenti da parte delle società sono lunghi e non coincidono con i pagamenti ai fornitori. Inoltre, con il passare del tempo, i buoni vengono svalutati e la società viene così a risparmiare al contrario di noi esercenti, che ci rimettiamo».
Questa speculazione da parte delle società viene ribadita anche dal responsabile PickUp, che aggiunge: «per i pagamenti più veloci, le società applicano perfino ulteriori commissioni, che variano dall’1 al 2, anche 2,5 per cento». Come se non bastasse, infine, può succedere che si presentino imprevisti nella consegna dei buoni alla società per l’ottenimento del rimborso. «Una volta – racconta Di Mare – il pacchetto dei buoni inviato alla società tramite servizio postale è andato perso, mentre un’altra volta, dei buoni in formato elettronico, tipo card, avevano smarrito dei dati. L’attività c’ha rimesso più di 2000 euro in quelle occasioni».
Come se non bastasse, ciò si aggiunge la clientela il più delle volte poco informata. «Molti – continua Di Mare – chiedono solo prodotti in offerta, sui quali abbiamo un ricarico quasi pari a zero, e tanti si lamentano quando non valgono integralmente sulla spesa». Entrambi, infine, sottolineano «l’uso improprio del buono, che – dicono – dovrebbe essere usato nella ristorazione. Ma qui a Potenza esistono pochissime mense, e pertanto tutti si riversano nei supermercati».
Sarebbero veramente numerosi, infatti, i fruitori di buoni pasto nel capoluogo lucano. Impiegati nella pubblica amministrazione, soprattutto. «Noi saremmo anche a favore dei buoni pasto, come modo per agevolare il cliente e farci pubblicità – concludono – ma a queste condizioni diventa veramente stancante».
Perché il sistema regga, è necessario che «le commissioni diminuiscano e i che pagamenti da parte delle società fornitrici siano puntuali».
Il rischio, invece, è che i ticket così restino sul groppone di molti fruitori ed esercenti.
Anna Martino

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