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di MIMMO MASTRANGELO Tanto rumore per nulla. Era già scritto che la querelle della possibile fuoriuscita dal Pdl della ministra Carfagna si concludesse in una bolla di sapone. Solo qualche allocco poteva immaginare che la ministra, a seguito dei continui contrasti con l’onorevole Cosentino, abbandonasse la nave del Gran-Giullare di corte. Cioè colui che l’ha inventata politicamente dopo averla strappata ad una carriera di musa conturbante della certo non nobile iconografia “calendaresca”. La ministra Mara Carfagna – solo per stare a quanto ci racconta Paolo Guzzanti nel suo ultimo libro – è una delle tante donne adocchiate da Berlusconi e poi gettate nell’agone della politica per il proprio sex-appeal. E la ministra Carfagna, che è tanto scaltra quanto opportunista, una volta al dicastero delle Pari opportunità, ha iniziato a giocare di fino. Infatti, dopo aver sparato inizialmente un fuoco di fila di sciocchezze (su omosessualità, sinistra) è riuscita a costruire di sé un’ immagine positiva e conquistarsi la stima anche nello schieramento del centro-sinistra. Ma l’astuzia e l’opportunismo da una parte e l’ossequio (senza se e senza ma) al Grande-Capo dall’altra fanno il personaggio. E tutta da ascoltare la ministra Carfagna quando ci fa i predicozzi sulle violenze che subiscono le donne o rivendica una società giusta con una donna più protagonista, peccato che quando mette il casco delle battaglie per le pari opportunità non fa mai un minimo di allusione al puttanificio che bolle nelle stanze delle nobili dimore del suo Grande-Capo. Scaltra, opportunista e, dunque, non credibile la ministra Carfagna

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