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Un lungo applauso ha accolto le bare dei sette ciclisti morti domenica mattina a Lamezia Terme, in seguito ad un incidente, al loro ingresso nel campo dello stadio D’Ippolito, dove stanno per iniziare i funerali. Un gruppo di ciclisti in bici ha preceduto l’arrivo delle salme, scortate da altri amici del gruppo sportivo di cui facevano parte le vittime del disastro. A guidare i ciclisti Salvatore Mancuso, che si salvò per aver lasciato i compagni poco prima del sinistro. Tra le autorità presenti, in rappresentanza del governo, Michelino Davico, sottosegretario all’interno con delega agli enti locali.
I funerali sono terminati poco dopo le 13, dopo l’orazione del vescovo e l’intervento di amici e parenti delle vittime, i funerali dei ciclisti travolti ed uccisi da un’auto a Lamezia Terme, sulla strada statale 18. Migliaia le persone presenti.
Diversi gli interventi seguiti all’orazione del vescovo Luigi Cantafora, dal pulpito allestito al centro del campo da gioco dello stadio «d’Ippolito»: «Papà continuerai ad essere con noi anche da lassù» ha detto la figlia di uno dei cicloamatori morti. «Vittime delle istituzioni» ha detto un’altro degli oratori, riferendosi «alle colpe di chi ha consentito al giovane investitore di continuare a guidare nonostante i suoi precedenti». Ripetuti applausi hanno scandito la fine dei vari interventi.
Le bare delle sette vittime dell’incidente costato la vita a un gruppo di cicloamatori a Lamezia Terme sono state disposte su una pedana azzurra al centro del rettangolo di gioco dello stadio. Sui feretri, tanti fiori e le magliette dei sette cicloamatori travolti e uccisi da una Mercedes condotta da un ventunenne di origine marocchina.
Numerose le attestazioni di cordoglio pervenute ai familiari e al sindaco, tra cui quella del Capo dello Stato. Numerosa, ma discreta la presenza delle forze dell’ordine dentro e fuori lo stadio. La giornata è caratterizzata da un sole splendente e da temperature al di sopra della media stagionale. Circa sette mila le persone che hanno preso parte alle celebrazioni nell’impianto sportivo.
Durante la cerimonia funebre, un giovane giocatore della Vigor Lamezia, la locale squadra di calcio, ed una ragazza presente tra le migliaia di partecipanti alla cerimonia, sono stati colti da malore ed hanno dovuto fare ricorso alle cure dei medici del 118 e degli operatori della Protezione Civile. A determinare il malore dei due giovani, probabilmente, oltre all’emozione, il gran caldo.
«Davanti alla morte noi restiamo attoniti. Davanti a queste morti siamo inermi e profondamente rattristati. Nel cuore della domenica, la notizia dell’incidente che ha coinvolto questi nostri fratelli ci ha travolti, ha gettato tutta la città in un turbine di dolore. Ha parlato al cuore di tutti gli uomini e di tutte le donne d’Italia». Lo ha detto, nel corso della sua omelia, il vescovo di Lamezia Terme, Mons. Luigi Cantafora, in occasione dei funeralid elle sette vittime dell’incidente avvenuto domenica mattina sulla ss 18. «Noi abbiamo sempre bisogno – ha aggiunto – di capire le dinamiche, spiegare le cause di fatti così territbili, atribuire le colpe. E quindi è cominciata la ridda di sentimenti contrastanti e di sfoghi legittimi. Ma, davanti a questi nostri fratelli, davanti al dramma della vita e della morte, le domande si fanno più profonde, cercano risposte, oltre che in noi, soprattutto nella parola di Dio. Dinanzi a qeusto grande dolore – ha proseguito – non ci resta che fissare il volto del Cristo morente, titalmente abbandonato al Padre: solo così quel cuore ha trovato pace. Siamo qui per esprimere fraterna solidarietà ai familiari. Ci sentiamo in questo momento coinvoltinella responsabilità di vivere il gesto più grande: comprendere, amare, perdonare».

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