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Un capitano dei carabinieri colluso con la ‘ndrangheta. In manette il capitano dei carabinieri Saverio Spadaro Tracuzzi, già in servizio al Centro Dia di Reggio Calabria, arrestato con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione. La cosca Lo Giudice della ‘ndrangheta otteneva dall’uomo notizie coperte da segreto investigativo riguardanti indagini in corso ed anticipando l’adozione da parte dell’autorità giudiziaria di provvedimenti restrittivi.
Spadaro Tracuzzi è stato arrestato dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria. Era stato trasferito nei mesi scorsi nella seconda Brigata mobile di Livorno, città in cui è stato arrestato. Nei suoi confronti è stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Reggio Calabria su richiesta della Dda.
Il capitano arrestato è stato in servizio a Reggio Calabria prima al Nucleo operativo ecologico, dal 2003 al 2007, e poi alla Dia fino allo scorso mese di giugno ed aveva ricevuto un avviso di garanzia il 7 ottobre dalla procura di Reggio Calabria. Sarebbe stato proprio il capo della cosca Lo Giudice, Nino Lo Giudice, ad accusarlo dopo che, da alcuni mesi si è pentito e collabora con la Dda di Reggio.
Il pentito ha riferito, in particolare, della collaborazione che il capitano Spadaro Tracuzzi avrebbe garantito alla sua cosca, fornendo notizie in anticipo su imminenti operazioni della Dda reggina e che l’ufficiale avrebbe anche indicato le cosche interessate da imminenti arresti ed i nominativi dei destinatari dei provvedimenti restrittivi. La fuga di notizia avveniva con la consegna di atti di indagine in cartaceo o in formato elettronico contenenti i nominativi degli affiliati alla cosca indagati o contro i quali dovevano essere emesse ordinanze di custodia cautelare.
Secondo l’ordinanza del Gip del tribunale di Reggio Calabria, Saverio Spadaro Tracuzzi avrebbe “concretamente contribuito, pur senza farne formalmente parte, al rafforzamento, alla conservazione ed alla realizzazione degli scopi dell’associazione mafiosa denominata ‘ndrangheta operante sul territorio della provincia di Reggio Calabria e sul territorio nazionale ed estero, costituita da molte decine di locali, articolate in tre mandamenti e con organo di vertice denominato “Provincia” e, in particolare, della cosca Lo Giudice, capeggiata da Antonino Lo Giudice, 41 anni”.
L’ufficiale dei carabinieri, durante la sua permanenza a Reggio Calabria, si sarebbe adoperato per “garantire la conservazione, il rafforzamento dell’organizzazione, intervenendo e comunque assicurando il proprio intervento per ‘bloccare’ accertamenti nei confronti degli esponenti della cosca, ovvero per informarli in modo stabile e continuativo sulle indagini in corso nei loro confronti e sui tempi e modi di adozione di eventuali provvedimenti restrittivi.
Ovviamente il capitano dei carabinieri avrebbe accettato in cambio denaro ed altre utilità, come il pagamento di conti alberghieri e di spese di viaggio, di abiti firmati, di una autovettura Porsche, la concessione in prestito di un’autovettura Ferrari”.

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