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Il calcio non sarà mai una scienza esatta e nessuno mai potrà dire chi in Serie D si è rinforzato meglio delle altre contendenti. A maggior ragione oggi non possiamo dire se Schettino e Lacava possano rappresentare l’effettivo valore aggiunto che il Potenza cercava dal calciomercato. Per cui bisogna per forza affidarsi alla buona sorte e sperare che le cose continuino a girare per il verso giusto dietro la sapiente regia di Mimmo Giacomarro. Ma quanto accaduto nelle ore frenetiche della chiusura del mercato merita una considerazione, una valutazione. Sarà brutale dirlo, ma tutti gli obiettivi di mercato indicati dalla dirigenza rossoblù sono svaniti. E non tutti per le posizioni intransigenti di società che hanno deciso di non privarsi dei calciatori in oggetto. Addirittura anche quelli annunciati in pompa magna. Che si sono mossi, altro che.

La considerazione allora attiene alla gestione di questa fase. La premessa è certamente che nessuno ha mai preteso che Potenza dovesse tornare subito a vincere. Anzi, l’unica garanzia chiesta è stata quella di ripartire per esistere quanto più a lungo possibile con un progetto duraturo e credibile. Quindi l’idea era quella che ci si sarebbe mossi con oculatezza, senza spese folli e sostituendo i partenti con nuovi arrivi. Andava bene a tutti.

Nel momento, però, in cui il club ha iniziato a fare nomi ha creato oggettivamente false aspettative. E quando questi non sono arrivati è cresciuto il malcontento. Probabilmente l’errore è stato uno solo: sottovalutare il tifoso e il suo attaccamento, la sua competenza. La sensazione è che ci si stia comportando come quando si fa un regalo di Natale a un bambino: qualunque oggetto possa essere stato comprato lo si farà contento. A Potenza non sarà mai così, perchè anche il più comune dei tifosi sa di chi si parla, si documenta, conosce. E, peggio, si incazza se gli si fanno promesse persino non richieste.
A questo punto sarebbe pure sbagliato trincerarsi dietro alla giustificazione delle frasi fatte (“siamo soli”, “Potenza non risponde”, “voglio più pubblico allo stadio”, e via discorrendo). Questa piazza sarà sempre riconoscente a coloro i quali, ribadiamo, eccellenti persone prima che ottimi dirigenti, hanno consentito di far tornare a vivere i colori rossoblù (presenze allo stadio e pubblicità indicano che qualcosa si muove) , ma non perdonerà mai chi non la tiene in debita considerazione, e pensa di poterle dare un contentino.

Poi, arriva Schettino e diventa un muro, e Lacava fa 15 gol…. ecchisenefrega di Tedesco, Nappello, Vergori, Fioretti e vattelapesca.

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