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Un desiderio per Natale

Basilicata

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3 minuti 53 secondi
di  ANTONELLA PELLETTIERI
Caro Sindaco Santarsiero,
siamo in periodo natalizio e, dunque, in periodo di regali. Spudoratamente le chiedo di farmi un regalo e cioè cambiare il nome di Palazzo Loffredo in Palazzo dè Guevara Loffredo. Non credo sia un regalo costoso ma potrebbe diventare
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Caro sindaco Santarsiero,

siamo in periodo natalizio e, dunque, in periodo di regali. Spudoratamente le chiedo di farmi un regalo e cioè cambiare il nome di Palazzo Loffredo in Palazzo dè Guevara Loffredo. Non credo sia un regalo costoso ma potrebbe diventare un regalo senza prezzo perché, con l’aggiunta di un nome o meglio di un cognome, questo regalo sarebbe un dono importante per tutta la città di Potenza e non solo per me.

In quel famoso restauro della memoria che insieme ad altri tentiamo di realizzare per la Storica Parata dei Turchi, questa mia richiesta di un regalo, andrebbe a colmare un arco temporale di storia, non studiata bene e poco considerata da tutta la letteratura esistente su questo argomento.

La famiglia dè Guevara non è messa in luce nel manoscritto dell’arcidiacono Rendina perché, almeno suppongo, egli scrive in un periodo in cui i feudatari della città erano i Loffredo. E così il Rendina preferisce dare più spazio alla storia della famiglia Loffredo, scrivendo solo pochissime notizie sui dè Guevara. Il Rendina scrive una buona storia della città con una metodologia tipica del periodo storico in cui scrive. Questo l’ho potuto constatare almeno per quanto attiene al periodo medioevale perché tutti i documenti pergamenacei che cita, io li ho rinvenuti negli archivi cittadini e anche in alcuni napoletani. 

Sulla famiglia dè Guevara non dice molto e, così, tutti quelli che hanno scritto dopo il Rendina e hanno tratto notizie da questo manoscritto, hanno finito per non soffermarsi sui dè Guevara in maniera esaustiva.

In un documento del 1366 si dice che l’arciprete Francesco De Madio vende le sue case “magnas” ubicate nei pressi della cattedrale; tali fabbriche, che dovevano avere una grande estensione, rappresentano l’unico esempio di edilizia civile del periodo di cui finora si abbia notizia. La parte del complesso venduta dal De Madio comprendeva due torri, una casa, una cucina, una grande sala definita “veterem” ed un cortile, all’interno del quale vi era un pozzo, sito sotto la scala esterna recante alla sala; per accedere al cortile si attraversava un vasto androne annunciato da una “porta magna”. 

Il proprietario vendeva una sola porzione del fabbricato, conservando la parte rimanente, da poco ristrutturata, per propria abitazione: considerate le dimensioni del manufatto e la vicinanza alla Cattedrale di San Gerardo, si può ipotizzare che questa costruzione sorgesse nei pressi del futuro Palazzo Loffredo o addirittura che ne costituisse la preesistenza. In quel periodo, il rione di S. Gerardo era il principale ambito urbano, oggi si direbbe la zona residenziale, abitato dalle famiglie più autorevoli della città: vi risiedevano tra gli altri i De Madio, i De Stampis e i De Lacupensulis. 

Il Riviello, nel XIX secolo, descrive il palazzo così: “L’antico sito del Portone sulla piazza del Liceo, la postura della cisterna ad un lato del cortile e la tradizione avvalorano in certo modo l’opinione che l’edificio fosse la metà di un disegno che dovevasi col tempo completare”.

E’ molto probabile che questo palazzo così descritto fu costruito con l’arrivo dei dè Guevara a Potenza, durante il XV secolo, sopra quella costruzione descritta nel documento del 1366. Il portale di stile catalano-durazzesco che ancora oggi adorna l’ingresso principale, è uguale ai portali costruiti in quel periodo per la Chiesa di San Francesco e per l’ingresso del palazzo del Sedile. Purtroppo quello dell’attuale palazzo del comune, che è possibile visionare su una fotografia del 1857, fu distrutto nella seconda metà del XIX. Ci furono sicuramente nuovi rifacimenti tra il XVII e il XVIII secolo con la famiglia Loffredo.

Se la costruzione del palazzo è attribuita al XV secolo e, dunque, alla famiglia dè Guevara, perchè lo chiamiamo solo Palazzo Loffredo?

Per questo, chiedo come regalo di Natale, l’aggiunta di un nome che ci fa intendere quale fu la famiglia feudataria della città che lo costruì, e l’ultima famiglia dei feudatari che l’abitò.    

Le auguro buon Natale e resto in attesa del dono richiesto.

*ricercatrice, storica

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