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Davanti e dietro il tavolo

Basilicata

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8 minuti 37 secondi
segue dalla prima
DI ANNA R.G. RIVELLI
genere- ma soprattutto perché  specializzata in psichiatria e quindi probabilmente capace di decifrare la schizofrenia della politica lucana, del Pd e, pardon, del neoeletto Presidente; e – se vogliamo dirla tutta- anche quella della sottoscritta che oscilla tra la delusione e l’apprezzamento, passando per la sensazione infame di aver previsto (da semplice cittadina e come tanti altri semplici cittadini) gli scenari che si sarebbero aperti nel dopo elezione, cioè quei “lacci, lacciuoli, pastoie e paludi” che più volte il Gladiatore orbo ha tirato in ballo nel suo video ai Lucani. Per questo sembra giusto provare a mettersi da una parte e dall’altra di quel tavolo di vetro su cui il Presidente nervosamente snocciola nomi e curricula (noti forse al fratello Gianni più che a lui) dei supereroi che dovrebbero traghettarci in Europa senza aereoporti, senza ferrovie e senza nemmeno le strade.
DAVANTI AL TAVOLO. Gentile Presidente, forse dovrei ringraziarla per aver dato ragione a me e a quanti come me (53% di astenuti + 8% di schede bianche) hanno ben capito che votare , e specialmente votare Pd, non sarebbe servito a nulla. Se tra tanti eletti, infatti, non si è potuto trovare nessuno degno o capace o libero da quelle trappole che adesso Le insidiano il cammino, se tra la lista del Pd, quella del Presidente e il Listino nessuno ha avuto il coraggio di aspirare al letto chiodato di un assessorato piuttosto che a quello caldo del capogruppo, nessuno ha fatto un passo indietro per il bene comune e nessuno ha saputo proporre di meglio che se stesso o qualche avanzo della precedente legislatura, me lo spiega Lei che razza di uomini (e dico uomini perché di donne non ce n’erano quasi) sono stati proposti agli elettori? E perché questi magnifici quattro usciti all’improvviso dal cilindro non sono stati da Lei scelti per il listino? Per completare la Sua rivoluzione in realtà sarebbe stato necessario nominare un ennesimo esterno “straniero”, vale a dire il Presidente, poiché chi come Lei ha vissuto (anzi, è sopravvissuto) anche grazie al sostegno di Sua Antezza e non si è sciolto prima dalle spire mortifere di certi compagni di ventura, difficilmente riuscirà ad essere libero fino in fondo e prima o poi, a spizzichi e bocconi, dovrà cedere qualcosa, dovrà scendere a patti, dovrà rispondere ad appelli di una politica che non ha nessuna intenzione di sciogliere i nodi gravi del tipo Robortella, che è invischiata negli scandali dei concorsi, che si è accorta all’improvviso e come per incanto delle emergenze ambientali per le quali i cittadini da lungo tempo avevano gridato. Sulla qualità degli assessori nulla da dire, né in bene né in male, finché non si metteranno al lavoro; un incubo, però, aleggia sopra un esecutivo di tecnici di altissimo profilo; è l’incubo legato al ricordo del Governo Monti, tanto osannato in primis per i suoi illustri bocconiani, e poi rivelatosi tra i peggiori, col ghigno della Fornero a gravare imperdonabilmente sui più indeboliti dalla crisi. E poi c’è l’aggravio di spesa. Anche Lei voleva per questo una Giunta di tutti interni, ma non Le è stato possibile… e così, ancora una volta, dà ragione a me. Lei non è libero fino in fondo.
DIETRO AL TAVOLO. Cambiare, ridare dignità alla politica, occuparsi del bene di tutti…se gli slogan rimangono slogan, ben muoia Sansone con tutti i Filistei. Non ho fiducia che questo Presidente sia l’uomo giusto, ma –vivaddio- mi posso anche sbagliare; non è libero, ma pare voglia liberarsi; ha fatto patti prima delle elezioni, ma pare non voglia farne più. Questo per certi versi è troppo comodo, per altri versi no. “Lacci, lacciuoli, pastoie e paludi” non sono propriamente i migliori strumenti di governo né giovano al bene comune e perciò iniziare a spezzarli è un dovere di chiunque voglia tentare il cambiamento. Ma i patti? I patti non si rispettano? Dipende dai patti; ci sono quelli il cui rispetto è tassativo solo per certi “uomini d’onore”, non per gli altri. I patti negativi, le spartizioni, gli inciuci, il do ut des sono proprio quello che non serve più alla Basilicata ( e all’Italia tutta), ma venirne fuori, dopo anni e anni di allegre compagnie di merende, è complicato assai; si potrebbe farlo più in fretta solo con un potente elettroschock, ma dalle convulsioni indotte non si sa mai come si esce, se migliori o peggiori di prima. E allora, senza facile entusiasmo, speriamo tuttavia nel cambiamento e soprattutto nel cambiamento di logiche e mentalità distorte che ci hanno portato fin qui, perché questa politica, che proprio con la nomina di questa Giunta pare sconfessare se stessa, in fondo riesca a ritrovare una sua dignità.

E alla fine Giunta fu: quattro esterni, quattro “stranieri” di stampo Pittell-europeo. In realtà a dare fiducia è solo la presenza di Flavia Franconi, non proprio perché donna –e quindi pacificatrice dei sensi di colpa di genere- ma soprattutto perché  specializzata in psichiatria e quindi probabilmente capace di decifrare la schizofrenia della politica lucana, del Pd e, pardon, del neoeletto Presidente; e – se vogliamo dirla tutta- anche quella della sottoscritta che oscilla tra la delusione e l’apprezzamento, passando per la sensazione infame di aver previsto (da semplice cittadina e come tanti altri semplici cittadini) gli scenari che si sarebbero aperti nel dopo elezione, cioè quei “lacci, lacciuoli, pastoie e paludi” che più volte il Gladiatore orbo ha tirato in ballo nel suo video ai Lucani. 

Per questo sembra giusto provare a mettersi da una parte e dall’altra di quel tavolo di vetro su cui il Presidente nervosamente snocciola nomi e curricula (noti forse al fratello Gianni più che a lui) dei supereroi che dovrebbero traghettarci in Europa senza aereoporti, senza ferrovie e senza nemmeno le strade.

DAVANTI AL TAVOLO

Gentile Presidente, forse dovrei ringraziarla per aver dato ragione a me e a quanti come me (53% di astenuti + 8% di schede bianche) hanno ben capito che votare , e specialmente votare Pd, non sarebbe servito a nulla. Se tra tanti eletti, infatti, non si è potuto trovare nessuno degno o capace o libero da quelle trappole che adesso Le insidiano il cammino, se tra la lista del Pd, quella del Presidente e il Listino nessuno ha avuto il coraggio di aspirare al letto chiodato di un assessorato piuttosto che a quello caldo del capogruppo, nessuno ha fatto un passo indietro per il bene comune e nessuno ha saputo proporre di meglio che se stesso o qualche avanzo della precedente legislatura, me lo spiega Lei che razza di uomini (e dico uomini perché di donne non ce n’erano quasi) sono stati proposti agli elettori? 

E perché questi magnifici quattro usciti all’improvviso dal cilindro non sono stati da Lei scelti per il listino? 

Per completare la Sua rivoluzione in realtà sarebbe stato necessario nominare un ennesimo esterno “straniero”, vale a dire il Presidente, poiché chi come Lei ha vissuto (anzi, è sopravvissuto) anche grazie al sostegno di Sua Antezza e non si è sciolto prima dalle spire mortifere di certi compagni di ventura, difficilmente riuscirà ad essere libero fino in fondo e prima o poi, a spizzichi e bocconi, dovrà cedere qualcosa, dovrà scendere a patti, dovrà rispondere ad appelli di una politica che non ha nessuna intenzione di sciogliere i nodi gravi del tipo Robortella, che è invischiata negli scandali dei concorsi, che si è accorta all’improvviso e come per incanto delle emergenze ambientali per le quali i cittadini da lungo tempo avevano gridato. Sulla qualità degli assessori nulla da dire, né in bene né in male, finché non si metteranno al lavoro; un incubo, però, aleggia sopra un esecutivo di tecnici di altissimo profilo; è l’incubo legato al ricordo del Governo Monti, tanto osannato in primis per i suoi illustri bocconiani, e poi rivelatosi tra i peggiori, col ghigno della Fornero a gravare imperdonabilmente sui più indeboliti dalla crisi. E poi c’è l’aggravio di spesa. 

Anche Lei voleva per questo una Giunta di tutti interni, ma non Le è stato possibile… e così, ancora una volta, dà ragione a me. Lei non è libero fino in fondo.

DIETRO AL TAVOLO

Cambiare, ridare dignità alla politica, occuparsi del bene di tutti…se gli slogan rimangono slogan, ben muoia Sansone con tutti i Filistei. Non ho fiducia che questo Presidente sia l’uomo giusto, ma –vivaddio- mi posso anche sbagliare; non è libero, ma pare voglia liberarsi; ha fatto patti prima delle elezioni, ma pare non voglia farne più. Questo per certi versi è troppo comodo, per altri versi no. 

“Lacci, lacciuoli, pastoie e paludi” non sono propriamente i migliori strumenti di governo né giovano al bene comune e perciò iniziare a spezzarli è un dovere di chiunque voglia tentare il cambiamento. 

Ma i patti? I patti non si rispettano? Dipende dai patti; ci sono quelli il cui rispetto è tassativo solo per certi “uomini d’onore”, non per gli altri. I patti negativi, le spartizioni, gli inciuci, il do ut des sono proprio quello che non serve più alla Basilicata ( e all’Italia tutta), ma venirne fuori, dopo anni e anni di allegre compagnie di merende, è complicato assai; si potrebbe farlo più in fretta solo con un potente elettroschock, ma dalle convulsioni indotte non si sa mai come si esce, se migliori o peggiori di prima. 

E allora, senza facile entusiasmo, speriamo tuttavia nel cambiamento e soprattutto nel cambiamento di logiche e mentalità distorte che ci hanno portato fin qui, perché questa politica, che proprio con la nomina di questa Giunta pare sconfessare se stessa, in fondo riesca a ritrovare una sua dignità.

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