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Questo nuovo, un po' anarchico Pd che tanto somiglia a Margiotta

Basilicata
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NON ci sono più i partiti di una volta. Quelli che discutevano per ore del movimento della Terra rispetto al Sole. Quelli dei documenti politici di 60 pagine che spiegavano perché fosse opportuno ottenere un assessore o un ministro in più.

A Potenza il Pd sperimenta il partito nuovo. Un po’ anarchico, dandy, con segretari naif che parlano di operazioni da sottobosco alla luce del sole, che rimangono a fare le riunioni quasi da soli e che riscuotono applausi solo quando si offrono di pagare la pizza a fine serata. Un circolo canottieri, insomma. Non molto diverso però da un partito open come nella tradizione Usa. E’ la fine delle liturgie. Il Pd si sta decomunistizzando. Al massimo è consentito tifare di nascosto per Podemos inneggiando al “pueblo unido” perché, per andare con Civati, ci vuole davvero coraggio. Ci sarebbe Sinistra Italiana. In futuro, chissà. Oggi c’è solo il Pd senza regole, hippie, tutto peace and love.

Ai documenti politici crede ormai solo il giovane Piero Lacorazza, presidente del Consiglio regionale, in preda da qualche tempo ad una sorta di sindrome da accerchiamento. Vede ovunque complotti della stampa orditi contro di lui, forse per un attacco di mourignite acuta nel tentativo di farsi passare per l’unica vera alternativa a Pittella in Basilicata, o forse perché questa politica inizia a non capirla più neanche lui. I giornali scrivono e, quando qualcuno dice qualcosa, lo riportano. Poi si può anche tentare di smentire ma le frasi udite da più di un testimone hanno una strana caratteristica: tendono ad essere credute. Maledetti streaming grillini. Prima con le porte chiuse tutto restava nel partito. Ma dov’è il partito e soprattutto cos’è?

Non ha importanza cosa, non ha importanza chi: si sta tutti insieme e chi ha più tela, tesse. E’ un partito liquido, con organigrammi mobili. Tutti possono farne parte a patto che si dicano convintamente democratici, meglio se renziani. Altro che espulsioni, al massimo possono esserci sostituzioni. Per ora entra Falotico, più in là toccherà a De Luca che la liquidità ce l’ha nel sangue: «A me interessa fare le cose non con chi le faccio», ha detto in tv, ostentando un innato senso di concretezza e la serenità di chi sembra essersi tolto un peso dallo stomaco. Capire perché non si sia candidato subito col Pd o con i centristi di Falotico è cosa assai ardua per chi pensa che la politica esista e sia cosa diversa dalla semplice amministrazione. E quella politica c’è, anche se non tutti, De Luca in primis, riescono a codificarla.

Quello che conta, oggi, è che il tacchino per la cena di Natale è in forno (tanto per restare in clima Usa). Il sindaco di Potenza varerà la sua giunta e andrà avanti finché il partito non sarà pronto a mandarlo a casa. A quel punto si vedrà chi avrà fatto cosa. Di certo, l’opposizione avrà perso il suo candidato sindaco e il Pd ne avrà uno tutto suo, magari autorevole, magari ex senatore. Ecco, se lo si osserva bene, questo Pd, sembra assomigliare a Salvatore Margiotta: pannelliano, libertario, aperto, senza schemi preconfezionati. Un grande Partito Radicale, incomprensibilmente caotico per tutti. Non per chi, quel caos, lo alimenta e lo governa.

      

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