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Renato Iannibelli

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POTENZA – «Le infrastrutture da sole non bastano per risolvere il problema dello spopolamento. Qui a San Costantino non possiamo lamentarci dei collegamenti, se guardiamo ad altri paesi del Parco del Pollino, soprattutto sul fronte calabrese. Ma i numeri del fenomeno sono sostanzialmente gli stessi». Ne è convinto il sindaco Renato Iannibelli, che il massiccio al confine tra Basilicata e Calabria lo conosce bene dal momento che è anche presidente della comunità del parco nazionale. San Costantino è terzo nella graduatoria dei comuni lucani che tra il 2008 e il 2019 hanno perso il maggior numero di abitanti, 188, pari al 22% degli 850 di partenza.

Secondo lei c’è ancora la possibilità di invertire la tendenza?

«Si può provare ad arginarla, qui come nel resto del Sud. Noi stiamo puntando sul turismo per creare sbocchi lavorativi a chi non è ancora partito. Ma a parte questo è inutile illudersi. O viene qualcuno che realizza una fabbrica, tra Lauria e Senise, come è accaduto a Balvano con la Ferrero o a Melfi con la Fiat, o non ci sono possibilità. In alcuni centri calabresi c’è stato un crollo demografico anche peggiore. Potenza e la Basilicata tutta perdono abitanti. Servono scelte coraggiose».

Il turismo è la soluzione?

«Se aiutato. Nei nostri giovani manca lo spirito imprenditoriale. Di recente dalla Regione sono venuti a presentare strumenti come il microcredito, ma c’è stata poca adesione. A San Costantino, cià nonostante, negli ultimi anni c’è stato un notevole incremento strutture ricettive e presenze. A ottobre abbiamo avuto una media di 2.500 visitatori ogni fine settimana, ma va fatto di più e va fatto insieme ad altri paesi, creando sinergie su un territorio più ampio. Io sono convinto che se si punta sul turismo qualche frutto si avrà».

Quindi che aiuto servirebbe?

«A livello di servizi a San Costantino stiamo messi bene. Il vero problema è sempre il lavoro. Se ci fosse stato un turn over sui cantieri forestali 10/15 ragazzi che sono andati via sarebbero potuti restare. Vanno incentivate le piccole attività nei comuni anche dal punto di vista fiscale. Così si può creare quello spirito imprenditoriale che oggi non c’è. Bisogna fare informazione e puntare sull’incentivazione delle attività imprenditoriali giovanili anche piccole».

E il Parco?

«Il Parco è stato comunque uno strumento importante che ha fatto conoscere all’esterno le peculiarità della nostra area, però alcune cose vanno migliorate. Ci si attendeva qualcosa di più come sviluppo del territorio».

Lei perché non è andato via?

«Mio figlio studia al Nord e non tornerà più di sicuro. Io sono rimasto perché da diplomato ho iniziato subito a lavorare come libero professionista e sono innamorato di questi luoghi, di questo territorio. La verità è che a meno che uno non trovi altrove un lavoro di un certo livello è meglio vivere qui a San Costantino. Ho amici in città che si trovano malissimo perché al di là delle vetrine in centro soffrono il disagio di conoscere 100 persone in tutto. Da noi si sta bene veramente, ci sarebbe bisogno soltanto di un po’ di lavoro in più».

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