X
<
>

La perquisizione nella casa di uno degli arrestati

Tempo di lettura 2 Minuti

POTENZA – Avrebbero cercato notizie in rete, dal cellulare, digitando parole chiave come «cocaina mandorlata», e «sequestri cocaina». Ma anche «altamura arresti», e «arrestato fernando natrella altamura», durante i preparativi di una delle trasferte nella cittadina murgiana per incontrare il loro presunto fornitore di droga, che di nome fa proprio Fernando Natrella.

C’è anche questo tra le prove a carico di due degli indagati dell’inchiesta sullo spaccio lungo l’asse da Potenza ad Altamura, per cui mercoledì mattina sonoscattate le misure cautelari per 13 persone.
La traccia di quelle curiose ricerche sul web è saltata fuori analizzando la memoria dell’iPhone del potentino Francesco Forte, in carcere assieme a un altro potentino, Pasquale Giorgio.

Questa mattina, nel Palazzo di giustizia di Potenza, dovrebbero comparire entrambi davanti al gip Antonello Amodeo per l’interrogatorio di garanzia.
Contattato dal Quotidiano del Sud, tuttavia, il difensore di Forte, l’avvocato Luigi Pedano, ha anticipato che il suo assistito si avvarrà della facolta di non rispondere. Quindi valuteranno assieme se proporre ricorso al Tribunale del riesame.

L’inchiesta della sezione antidroga della Squadra mobile di Potenza, soprannominata “Trilogy2”, ha portato all’individuazione di ben otto piazze di spaccio di droga, perlopiù marijuana, hashish e cocaina, in diverse zone della città, più un’ottava piazza nella vicina cittadina di Avigliano.

Stando a quanto ricostruito dagli investigatori, a cavallo tra il 2018 e il 2019, il gruppo acquistava la droga, in Puglia, ad Altamura, utilizzando spesso come punto di incontro il parcheggio di un ospedale, considerato «maggiormente discreto». Era lì, infatti, che sarebbero avvenuti gli incontri col “fornitore” Natrella, quasi certamente “agganciato” da Forte e Giorgio durante un periodo comune di detenzione nel carcere di Potenza.

Nel capoluogo lucano, poi, lo spaccio avveniva nei dintorni del parco Elisa Claps, al rione Macchia Romana, in viale Marconi, in viale Firenze, nei pressi di piazza Don Bosco, in contrada Sant’Antonio La Macchia e in viale del Basento; ad Avigliano nel centro storico e nei pressi della stazione ferroviaria.

Per i 13 indagati raggiunti dalla misura cautelare a firma del giudice Amodeo (a cui andrebbe aggiunto un quattordicesimo indagato a piede libero), le accuse, a vario titolo, sono detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione e violazione della sorveglianza speciale.

Le indagini sono infatti partite da un’estorsione subita da uno spacciatore, che è arrivata fino alle minacce di morte per il mancato pagamento della merce.
Stando sempre a quanto ricostruito dagli inquirenti, le «trattative» per la droga avvenivano quasi esclusivamente tramite sms: i corrieri spesso erano donne, «che – secondo gli investigatori – avevano più facilità di eludere i controlli».

  •  
  •  
  • 1
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

shares