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Caso Claps. Asfissia, c'era sangue dietro l'osso ioide

Basilicata

Nuovi particolari emersi dall’autopsia sui resti rinvenuti nella chiesa della Trinità

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di FABIO AMENDOLARA

POTENZA - Ci sono due modi per uccidere una persona per asfissia: lo strangolamento e lo strozzamento. Nel primo caso, di solito, viene usato dall’assassino un mezzo idoneo. Come una corda o una cintura. Nel secondo caso l’ingresso dell’aria nei polmoni viene impedita attraverso la compressione del collo con una mano o con entrambe. E’ quello che potrebbe emergere dall’analisi dell’osso ioide, che si trova alla radice della lingua.
E’ su quell’area che si sono concentrate le analisi del professor Francesco Introna, consulente tecnico della procura di Salerno.
Sull’osso ioide prelevato dai resti di Elisa Claps, la ragazza scomparsa da Potenza il 12 settembre del 1993 e ritrovata nel sottotetto della Trinità 17 anni dopo, c’erano anche tracce di sangue.
Alcune aree mummificate della zona pelvica, inoltre, sono state reidratate. Anche da questa analisi il professor Introna potrebbe ottenere risultati significativi.
Dall’analisi dell’intera scena del crimine, poi, gli investigatori della Squadra mobile di Potenza potrebbero riuscire a ricostruire gli ultimi istanti di vita di Elisa e il punto preciso in cui è stata uccisa.
Ieri mattina, per la prima volta dal 17 marzo - quando vi entrarono alcune ore dopo la scoperta dei resti - i tecnici della scientifica non sono saliti nel sottotetto della canonica della chiesa della Trinità. Ora tutti i reperti sono passati ai tecnici della polizia scientifica, guidati da Piero Angeloni, già vicequestore a Potenza.
La valutazione del materiale raccolto in tanti giorni di sopralluoghi (che riprenderanno forse già oggi nella chiesa, tuttora sotto sequestro) e l’avvicinarsi della relazione sull’autopsia, fanno ritenere prossima una svolta. Se il pm di Salerno che coordina l’inchiesta, Rosa Volpe, avrà le risposte che cerca, la soluzione del caso potrebbe essere vicina. L’attenzione è concentrata su Danilo Restivo, unico indagato nell’inchiesta e ora residente in Inghilterra, che disse di aver visto Elisa uscire dalla chiesa e nei giorni scorsi ha più volte ribadito, sostenendo di essere innocente, la sua disponibilità a sottoporsi all’esame del dna.

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