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Operazione "Eremo", scoperto traffico
di droga in Calabria. Oltre 60 arresti

Basilicata

Gli arrestati sarebbero affiliati alla cosca Iamonte di Melito Porto Salvo, e rifornivano di droga l'organizzazione, sgominata stamani dalla squadra mobile di Reggio Calabria

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Sgominata un’organizzazione che gestiva un vasto giro di spaccio a Reggio e nella provincia dalla Polizia di Reggio Calabria. Coinvolte 63 persone anche se dalle indagini, non sarebbe emerso un ruolo diretto delle cosche nel traffico di droga, ma il coinvolgimento di singoli affiliati.
I componenti del gruppo, secondo l’accusa, si rifornivano di droga che poi spacciavano a Reggio e provincia ma anche sulle piazze di Roma e Milano. Nel corso delle indagini, coordinate dalla Dda di Reggio Calabria e condotte dalla squadra mobile, sono state sequestrate ingenti quantità di eroina, hascisc e marijuana. Cinque delle 63 ordinanze di custodia cautelare sono state eseguite proprio a Milano dove è stata individuata una cellula capeggiata da Fortunato Stellitiano, 45 anni. Stellitiano era stato collocato in Lombardia per volontà di Antonio Giuffrè, fratello di Gianluca, 29 anni, quest’ultimo arrestato in Lombardia ma attivo nell’organizzazione in Calabria.
Il suo compito era quello di fare da intermediario fra i fornitori di stupefacente e i clienti. Gli altri a finire in manette sono stati Salvatore Alati, 35 anni che si occupava di gestire la distribuzione della droga sul mercato e Emanuele Errante, 28 anni, a capo di una cellula attiva a Reggio Calabria che gestiva in proprio lo spaccio.
A Milano è stato anche arrestato Santo Crea, 32 anni, destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari. Le indagini sono partite nel 2003 in seguito ad alcuni attentati dinamitardi nei confronti di esercizi commerciali del quartiere «Eremo», zona che ha dato anche il nome all’operazione. Tra gli arrestati inoltre, c'è anche il fratello del segretario particolare dell’arcivescovo della Diocesi Reggio Calabria-Bova, mons. Vittorio Mondello, presidente della Conferenza episcopale calabra. Si tratta di Giuseppe Cannizzo, di 35 anni, già noto alle forze dell’ordine, fratello di don Luigi Cannizzo che è totalmente estraneo all’inchiesta.

LA CONFERENZA STAMPA

«La pericolosità della rete criminale diffusa in tutta la città» di Reggio Calabria e sgominata stamani dalla squadra mobile è stata sottolineata dal procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, che ha evidenziato «la complementarietà dei diversi gruppi criminali che operano in stretto contatto con note famiglie mafiose, come i Lo Giudice e i Iamonte».
«E' senza dubbio un’operazione efficace – ha aggiunto Pignatone – poichè non è stata certamente cosa facile mettere insieme i tasselli di un mosaico criminale che aveva destato grave preoccupazione in molte famiglie ed in molti quartieri di Reggio. Una indagine completa, significativa nei numeri, che consente anche di acclarare, almeno da quando sono giunto a Reggio Calabria, che la città non è solo luogo di transito delle sostanze stupefacenti, ma anche teatro di spaccio. Una rete di spacciatori così vasta e ramificata non può essere stata costruita in pochissimo tempo. È chiaro che lo spaccio, anche a livello reggino, si è dimostrato un aspetto significativo sul quale sarebbe opportuna una riflessione su una città che forse si riteneva indenne da questo fenomeno».
All’incontro con i giornalisti, hanno partecipato anche il questore, Carmelo Casabona, il capo della squadra mobile, Renato Cortese, ed il dirigente della sezione narcotici, Diego Trotta.
«Abbiamo dedicato corpose energie – ha detto Casabona – a questa operazione poichè nei suoi sviluppi sono emersi elementi di allarme sociale». «Noi – ha detto Cortese – spesso ci occupiamo del grande traffico internazionale di sostanze stupefacenti, e individuiamo le rotte della cocaina. Questa volta c'è una soddisfazione più grande che è quella di aver dato una risposta anche ad un territorio. Questo perchè crediamo sia importante dare una risposta ai cittadini che vivono in questa città e che spesso sono costretti ad assistere alle scorrerie di spacciatori sotto le loro abitazioni».
«Questa indagine, in particolare – ha proseguito – ha dimostrato che c'è una co-interessenza delle cosche nello smercio dello stupefacente, ma c'è anche una rete molto sofisticata e capillare di distribuzione dello stupefacente nella piazza di Reggio. Con l’operazione di oggi crediamo di aver dato un contributo notevole nel liberare un pò l’aria da questa pesante cappa criminale».

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