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Fidanzatini di Policoro, il caso è chiuso

Basilicata

Il pm archivia definitivamente: morti per avvelenamento

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di FABIO AMENDOLARA
POLICORO - Prima incidente, poi omicidio taroccato da incidente domestico, poi, forse, uno scherzo finito in tragedia, e ora di nuovo incidente. E' il risultato delle indagini sulla morte di Luca Orioli e Marirosa Andreotta, i fidanzatini di Policoro, nel corso di 22 anni. Tra il 1988 e il 2010 la procura di Matera ha aperto e chiuso quel fascicolo più volte. L'ultima volta lo ha fatto mentre indagava già un'altra procura, inserendosi quella che è stata poi chiamata «la guerra tra toghe». Ma questa è un'altra storia. In questa storia ci sono due ragazzi morti di morte violenta 22 anni fa. Per la procura della Repubblica di Matera, che qualche giorno fa ha depositato l'ennesima richiesta di archiviazione, questa volta si tratta di incidente domestico. Non c'entrano nulla i festini a base di sesso e coca sbandierati dalle trasmissioni tv e da alcuni giornali. Non c'era nessun messaggio in quella lettera, forse l'ultima, spedita da Marirosa a Luca, in cui scriveva di un segreto che l'angosciava e di cui voleva parlargli. E poi c'è quel fotografo: Salvatore Cerabona.
SORPRENDENTI DICHIARAZIONI
Secondo Rosanna De Fraia, il magistrato incaricato dell'indagine, le sue dichiarazioni sono «sorprendenti». In una puntata della trasmissione Rai “Chi l'ha visto?” aveva detto di essere stato nell'abitazione della famiglia Andreotta, nel cui bagno è avvenuta la tragedia, «prima che i due corpi fossero stati scoperti ufficialmente dalla mamma di Marirosa intorno alla mezzanotte del 23 marzo del 1988». Cerabona, all'epoca, era un collaboratore del fotografo (poi deceduto) che aveva effettuato i rilievi fotografici su incarico dei carabinieri della stazione di Policoro. Cerabona, in diretta tv, racconta di essere stato accompagnato dal maresciallo che comandava la stazione dei carabinieri di Montalbano - poi identificato in Giovanni Pagano - in un momento in cui in casa non c'era ancora nessuno, ovvero prima di mezzanotte, mentre gli altri carabinieri attendevano nelle vicinanze dell'abitazione. Il maresciallo Pagano, secondo Cerabona, aveva le chiavi di casa Andreotta. I due erano entrati e lui aveva così scattato le foto che ritraevano i cadaveri dei due giovani. Le sue foto, però, erano diverse da quelle contenute nel fascicolo processuale.
LE DUE MAMME
«Nel corso delle indagini - si legge nel documento che il Quotidiano ha potuto consultare - sono state sentite dal pubblico ministero anche la mamma di Luca e la mamma di Marirosa. Le loro dichiarazioni tuttavia non hanno fornito elementi di particolare interesse». Olimpia Orioli ha ribadito tutti i dubbi già evidenziati sulle modalità di conduzione delle indagini, sottolineando l'alterazione della scena del crimine, sulle contraddizioni nelle versioni di alcuni testimoni, e sulle incongruenze e falsità contenute nelle consulenze e nelle perizie. Secondo la mamma di Luca, qualcuno quella notte si era preoccupato di cancellare i segni che potevano ricondurre a una causa violenta della morte dei due giovani. Soprattutto il sangue che proveniva dalla ferita alla nuca di Marirosa e il gonfiore dei genitali di Luca. L'alterazione della scena del crimine sarebbe stata preordinata ad accreditare la tesi della morte per folgorazione, immediatamente prospettata quella notte come certa, tanto da far ritenere superflua l'autopsia che, effettivamente, non venne eseguita. I dubbi della mamma di Luca, però, non sono stati chiariti dalla mamma di Marirosa. Ecco cosa scrive il magistrato: «La mamma di Marirosa ha confermato di non aver notato la presenza di sangue nella vasca da bagno, né ha saputo precisare se l'alterazione dello stato dei luoghi sia avvenuta prima o dopo l'arrivo dei carabinieri». E alla fine ha ribadito «la sua convinzione che si sia trattato di uno scherzo finito in tragedia». Uno scherzo. Se ne è convinta dopo che una vicina di casa le ha detto di aver notato una panda dello stesso colore della sua uscire dal cancello di casa a retromarcia quella sera.
LE INDAGINI
Dopo 22 anni si può far poco. E per quel poco che si può fare ci si affida in genere alla tecnologia. Lo tiene bene a mente il magistrato di Matera quando si rivolge alla polizia scientifica. La relazione investigativa è arrivata in procura a un anno di distanza. E questo è il risultato: «La formulazione di ipotesi sulla ricostruzione della dinamica degli eventi è stata resa particolarmente complessa dall'esistenza di anomalie che hanno caratterizzato la fase iniziale delle indagini». Per la polizia scientifica la scena del crimine è stata davvero «alterata». Ed ecco cosa ne ricavano gli agenti della scientifica: «Lo studio della documentazione e l'analisi delle immagini della scena del crimine non hanno consentito di acquisire elementi di sostegno circa la possibile tesi di omicidio. La possibilità di formulare certa della dinamica, però, è compromessa». Per questo concludono che i due giovani «siano morti a seguito di shock da elettrocuzione, ovvero a seguito intossicazione acuta da monossido di carbonio. La prima non riescono a escluderla. La seconda, però, la ritengono «caratterizzata da maggiori riscontri oggettivi». In un caso o nell'altro si tratterebbe di incidente.
IL CONTRIBUTO DELLA STAMPA
Un servizio pubblicato sul Quotidiano dallo scrittore Andrea Di Consoli, che aveva raccolto alcune indiscrezioni mentre lavorava al suo libro sul giallo dei fidanzatini, è stato valutato in modo ampio nella richiesta di archiviazione. Francesco Caldararo, imputato nel maxiprocesso Turris, quello sui festini a base di sesso e coca, rispondendo alle domande dello scrittore «escludeva che ai festini avrebbe partecipato Marirosa». Escludeva che si fosse trattato di una fatalità e indicava una nuova pista: quella di un ex fidanzato di Marirosa. Ma per il magistrato «le personali opinioni di Caldararo non pare possano valere a indagare per duplice omicidio un soggetto a carico del quale non sussiste il benché minimo elemento. Neppure il sospetto».
L'ARCHIVIAZIONE
Le nuove indagini «non hanno fornito elementi di novità». E' per questo che il pm chiede l'archiviazione. Non è possibile dopo 22 anni «formulare una ricostruzione certa della dinamica degli eventi». La polizia scientifica ha indicato due strade: morte per elettrocuzione o per avvelenamento da monossido di carbonio. Il magistrato ritiene «più verosimile quella secondo cui Luca e Marirosa siano morti accidentalmente per avvelenamento». Inutile, a questo punto, riesumare i cadaveri, «stante l'assenza di segni che facciano propendere per l'ipotesi di duplice omicidio». Per il pm il caso è chiuso.
f.amendolara@luedi.it

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