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Ottavia, la verità sulla strada per Armento

Basilicata

Reportage da Montemurro, il paese lucano in cui scomparve la dodicenne 35 anni fa

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dall’inviato
FABIO AMENDOLARA
MONTEMURRO - «In quel periodo canticchiava sempre “Ragazza del Sud” di Gilda», dice un’amica che di solito giocava con lei dopo la scuola. Era la canzone del momento. Quel giorno, però, Ottavia non c’era. Si era già incamminata per la strada che da Montemurro porta ad Armento. La chiamano «la vecchia via». E’ una provinciale piena di tornanti. Lì l’hanno vista l’ultima volta il 12 maggio del 1975. E per i cittadini di Montemurro questa verità sembra aver colmato ogni curiosità. Ottavia De Luise è per tutti «la bambina scomparsa sulla vecchia via per Armento».
Maria Cirigliano è l’ultima persona che ha parlato con Ottavia, stando all’unico rapporto giudiziario esistente. «Verso le quattro del pomeriggio del 12 maggio - si legge nel documento che il Quotidiano ha potuto consultare - mentre tornava a Montemurro percorrendo la strada per Armento aveva incontrato la ragazza nelle vicinanze della chiesa del Carmine». La donna, vedendo la bambina correre verso la campagna a quell’ora insolita, si incuriosisce. Le chiede dove è diretta. Ottavia risponde che sta andando alla masseria dei Rotundo. Deve avvisarli che qualcuno ha dimenticato i rubinetti aperti e l’acqua sta allagando la loro abitazione in paese. Maria racconta ai carabinieri di aver detto a Ottavia di «chiamare i Rotundo dalla strada, perché il terreno era bagnato». Ma Ottavia preferisce andarci di persona.
Maria aggiunge di non aver visto se la bambina abbia raggiunto davvero la masseria. Però ricorda bene di non aver visto passare automobili quel pomeriggio. E’ un particolare importante questo. Perché quella dell’automobile è un’altra delle storie che si raccontano a Montemurro. C’è chi indica un fienile in cui nessuno è mai andato a controllare. E c’è chi ritiene che Ottavia sia salita su un’auto diretta ad Armento.
I Rotundo escludono subito di aver visto Ottavia e sostengono che la storia dell’acqua sia falsa. A quel punto per i carabinieri Ottavia ha detto una bugia.
Il brigadiere Giuseppe Nitto era all’epoca il factotum della caserma. Lo ricordano come un carabiniere vecchio stampo, sempre attento ad annotare tutto ciò che accadeva in paese. Un burocrate che non mostrava simpatia neanche per il poeta Leonardo Sinisgalli che a Montemurro è quasi venerato. Il brigadiere sospetta che Ottavia abbia mentito perché doveva incontrare qualcuno. Chi? Il carabiniere ricostruisce a ritroso la giornata di Ottavia. «E’ accertato - scrive - che in paese si era intrattenuta con la cugina Anna Lucia Rotundo». Era stata proprio Anna Lucia ad andarla a chiamare a casa quel pomeriggio. Così come faceva tutti i pomeriggi. Le due cugine si fermavano a giocare in piazza Albini, dove i bambini giocavano ancora a «pizzingridd‘». Un gioco antico che nella Montemurro degli anni Settanta era ancora in voga.
Erano due bambine Anna Lucia e Ottavia. In paese, però, Ottavia attirava già gli sguardi maliziosi degli adulti. E anche di qualche anziano. Anna Lucia raccontò al brigadiere di aver notato un ragazzo, un certo Pino, che si era fermato con la sua auto in piazza. «Guardava Ottavia con insistenza», disse. E aggiunse: «Ogni tanto Ottavia spiava verso di lui per assicurarsi che se ne fosse andato». Poi Pino si allontana. E Ottavia liquida la cugina, dicendole che deve andare in campagna a far visita al viggianese. Il viggianese era Peppino Alberti. Lo chiamavano così perché era originario di Viggiano, ma si era trasferito a Montemurro ormai da anni. Era. Perché è morto. Dopo essere stato indagato per atti di libidine. La parte offesa era proprio Ottavia. Il processo farsa finì con una dichiarazione di «non doversi procedere», perché mancava la querela della famiglia di Ottavia. Anna Lucia confida al brigadiere di aver saputo che la cugina aveva avuto diversi incontri con il viggianese. E che durante questi incontri Peppino le dava dei soldi. «Quasi sempre 500 lire», poco più di quanto costava un gelato. In cambio, però, secondo Anna Lucia «la faceva spogliare e adagiare sul suo letto. Poi l’accarezzava nelle parti intime». Anna Lucia dice anche che la mamma di Ottavia sapeva di questi incontri, tanto che «tempo prima aveva rimproverato il viggianese e gli aveva detto di non andare più dietro alla figlia». Ma c’entra davvero il viggianese nella scomparsa di Ottavia? Aveva 52 anni all’epoca. E, sempre secondo la cugina, non era l’unico uomo che molestava Ottavia. Ce n’era uno molto anziano: Antonio. Era già morto, però, quando è scomparsa Ottavia. Il brigadiere appare convinto che la pista della pedofilia sia quella giusta. Annota che Ottavia incontrava anche altri vecchi. Come Mingo, classe 1917, del quale però non ci sono altre notizie nelle relazioni giudiziarie dei carabinieri. E’ tra i vecchi del paese l’assassino?
Tra quelli che passavano il tempo nella sede della cooperativa operaia o al dopolavoro o davanti al bar Pardi? Con chi doveva vedersi Ottavia?
Uno dei fratelli della ragazza, Settimio, un’idea ce l’ha. Ma ha deciso di parlare con la polizia. Quell’indagine del brigadiere non gli è piaciuta. Tutte quelle considerazioni sulla sorella. L’hanno fatta passare per una poco di buono. Era solo una bambina Ottavia. E se la storia delle molestie fosse la fantasia di un’adolescente? Le indagini ripartiranno proprio da lì. Dagli alibi, dagli anziani e dalla vecchia strada che porta ad Armento.

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