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Caso De Luise, due sospettati e un indagato

Basilicata

C'erano due persone senza alibi nel giallo di Ottavia, ma un anonimo indica Rotundo. L'ottantenne proprietario del casolare chiamato a ricordare fatti di 35 anni fa

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dall’inviato FABIO AMENDOLARA
MONTEMURRO - C’è chi ha un alibi che non regge perché i testimoni che aveva indicato non l’hanno confermato, chi si era attirato diversi sospetti perché molestava la bambina e aveva lividi e graffi che all’epoca non è riuscito a giustificare e chi, dopo 35 anni, deve fare i conti con il passato e cercare di ricostruire i suoi spostamenti di quella giornata perché è indagato. Il 12 maggio del 1975 è il giorno che Andrea Rotundo, 80 anni, cantoniere in pensione, deve ricordare. E’ il giorno della scomparsa della piccola Ottavia De Luise, la bambina che veniva molestata dagli anziani del paese e che è sparita dopo essersi incamminata sulla vecchia strada che porta ad Armento, tra la proprietà di Peppino Alberti detto il «viggianese» - all’epoca indagato per atti di libidine e poi prosciolto perché la famiglia di Ottavia non presentò la querela - e quella dei Rotundo. Al centro, tra i due poderi, c’è la chiesa del Carmine. Zi‘ Andrea, così lo chiamano in paese, abita al civico tre di via Concerie, in un palazzo storico che affaccia sull’incrocio che porta in piazza Albini. In linea d’aria è a 500 metri da quel fienile che ieri mattina la polizia, su mandato della procura, ha demolito. Il vecchio Fiat Fiorino pick up è parcheggiato sotto casa. E’ il primo giorno, dicono in piazza, che non è uscito per andare in campagna. Sul campanello, a destra del portone, non c’è alcun nome. Il figlio apre la porta, ma non accoglie i giornalisti. «Non abbiamo nulla da commentare», dice. Zi‘ Andrea è in casa, sta bene ed è tranquillo. Lo conferma il suo avvocato, Nicola Sacco. E’ tranquillo nonostante la polizia gli stia smontando quel fienile di contrada Carmine che aveva tirato su facendo sacrifici. Gli investigatori, indirizzati da una lettera anonima, sospettano che sia coinvolto nella scomparsa di Ottavia. L’altra sera «zi‘ Andrea» ha spiegato agli investigatori che non ne sa nulla. Ottavia era una sua vicina di casa e i rapporti con la famiglia erano buoni. Anche dopo la scomparsa. «Ci salutavamo», conferma Settimio De Luise, fratello di Ottavia. Ma il tono con cui lo dice lascia intendere altro. La lettera anonima che contiene le accuse contro zi‘ Andrea è arrivata proprio a lui. Ora sono riassunte in un abbozzato capo d’imputazione che ha permesso al sostituto procuratore Sergio Marotta di disporre «l’ispezione dei luoghi» - così viene chiamata l’attività investigativa che è stata condotta in questi giorni dagli agenti della polizia scientifica - nei terreni e nelle proprietà dei Rotundo. Prima nel pozzo, dove sono state trovate delle ossa che, però, non sono umane. Poi nel fienile. Ora sotto il fienile. I familiari di zi‘ Andrea collaborano. Accompagnano i poliziotti e non hanno l’aria di chi ha qualcosa da nascondere. E’ la pioggia che ferma le ricerche. Riprenderanno oggi. Come gli interrogatori.

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