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Porto di Gioia Tauro. Filt-Cgil proclamato lo stato di agitazione

Basilicata

La Filt-Cgil proclama lo stato di agitazione dei lavoratori della società multinazionale Maersk presso il Porto di Gioia Tauro che «si vedono da mesi alla porta senza alternative»

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«Siamo alle solite. Si delocalizza là dove il costo del lavoro è più basso, prima in India, ora nelle Filippine, e domani? Non possiamo più sopportare questi atteggiamenti, che non tengono in nessun modo, nella dovuta considerazione il territorio, che da 15 anni ospita la multinazionale Maersk». Lo afferma, in una nota, il segretario della Filt-Cgil di Gioia Tauro, Domenico Laganà, che comunica lo stato d’agitazione proclamato dai lavoratori. Secondo il sindacalista «lavoratori e lavoratrici, che hanno dato in tutti questi anni il loro prezioso e incondizionato contributo, per la crescita del colosso Maersk a Gioia Tauro, si vedono messi alla porta senza nessuna alternativa. Non certo per colpe dei lavoratori, i quali hanno dimostrato in questi anni la loro elevata professionalità a la loro competenza specifica. Per risparmiare – chiede – quanto? Poche migliaia di euro? O è un chiaro segnale di abbandono di Gioia Tauro? Noi come Filt Cgil ci opporremo con tutte le nostre forze a questa situazione, e lo faremo unitariamente e con più forza, insieme alle altre organizzazioni sindacali, già da subito, con lo stato d’agitazione proclamato in data odierna, chiedendo a tutti i soggetti in indirizzo, un intervento in merito, per scongiurare la chiusura di un’altra realtà produttiva nel nostro territorio. L’agenzia marittima Maersk a Gioia Tauro, ci comunica esuberi di personale e poi commissiona attività ad altre agenzie marittime, è inaccettabile! Maersk – domanda – ha già deciso di lasciare Gioia Tauro? Deve comunicare i suoi obiettivi futuri, non si può decidere di prendere fondi europei per investire nel nostro Paese e poi con l’altra mano licenziare i lavoratori. In un momento così difficile, per gli effetti della crisi che si prolunga più di quanto annunciato, è fondamentale avere obbiettivi condivisi, e soprattutto cercare di superare il momento difficile, non scaricando tutto sulla pelle dei lavoratori, non è licenziando i lavoratori che si fanno quadrare i bilanci delle aziende. Noi esigiamo di sapere adesso, cosa farà Maersk. Ha già deciso di investire in altri porti? Lo dica subito! Non siamo dei guanti usa e getta, dietro ogni singolo lavoratore c'è una famiglia, c'è un percorso di vita costruito con enormi sacrifici, basato su un posto di lavoro conquistato con grande difficoltà, che non può svanire nel nulla con una fredda comunicazione. Questi sono i risultati di pessime relazioni sindacali con il colosso danese, abbiamo conosciuto i nostri interlocutori solo in occasioni di licenziamenti, e solo perchè obbligati dalla Legge a confrontarsi con noi». (AGI) Adv (Segue) 121657 MAG 10 (AGI) – Gioia Tauro (Reggio Calabria), 12 mag. – «Siamo alle solite. Si delocalizza là dove il costo del lavoro è più basso, prima in India, ora nelle Filippine, e domani? Non possiamo più sopportare questi atteggiamenti, che non tengono in nessun modo, nella dovuta considerazione il territorio, che da 15 anni ospita la multinazionale Maersk». Lo afferma, in una nota, il segretario della Filt-Cgil di Gioia Tauro, Domenico Laganà, che comunica lo stato d’agitazione proclamato dai lavoratori. Secondo il sindacalista «lavoratori e lavoratrici, che hanno dato in tutti questi anni il loro prezioso e incondizionato contributo, per la crescita del colosso Maersk a Gioia Tauro, si vedono messi alla porta senza nessuna alternativa. Non certo per colpe dei lavoratori, i quali hanno dimostrato in questi anni la loro elevata professionalità a la loro competenza specifica. Per risparmiare – chiede – quanto? Poche migliaia di euro? O è un chiaro segnale di abbandono di Gioia Tauro? Noi come Filt Cgil ci opporremo con tutte le nostre forze a questa situazione, e lo faremo unitariamente e con più forza, insieme alle altre organizzazioni sindacali, già da subito, con lo stato d’agitazione proclamato in data odierna, chiedendo a tutti i soggetti in indirizzo, un intervento in merito, per scongiurare la chiusura di un’altra realtà produttiva nel nostro territorio. L’agenzia marittima Maersk a Gioia Tauro, ci comunica esuberi di personale e poi commissiona attività ad altre agenzie marittime, è inaccettabile! Maersk – domanda – ha già deciso di lasciare Gioia Tauro? Deve comunicare i suoi obiettivi futuri, non si può decidere di prendere fondi europei per investire nel nostro Paese e poi con l’altra mano licenziare i lavoratori. In un momento così difficile, per gli effetti della crisi che si prolunga più di quanto annunciato, è fondamentale avere obbiettivi condivisi, e soprattutto cercare di superare il momento difficile, non scaricando tutto sulla pelle dei lavoratori, non è licenziando i lavoratori che si fanno quadrare i bilanci delle aziende. Noi esigiamo di sapere adesso, cosa farà Maersk. Ha già deciso di investire in altri porti? Lo dica subito! Non siamo dei guanti usa e getta, dietro ogni singolo lavoratore c'è una famiglia, c'è un percorso di vita costruito con enormi sacrifici, basato su un posto di lavoro conquistato con grande difficoltà, che non può svanire nel nulla con una fredda comunicazione. Questi sono i risultati di pessime relazioni sindacali con il colosso danese, abbiamo conosciuto i nostri interlocutori solo in occasioni di licenziamenti, e solo perchè obbligati dalla Legge a confrontarsi con noi». Filt Cgil, Fit Cisl e Uil Trasporti, aggiunge, «si sono attivate in tutti i modi per affrontare la crisi in atto, tutelando l’occupazione, mettendo in atto strumenti che consentano una ripresa delle attività nel Porto di Gioia Tauro, per reinserire al più presto nel ciclo produttivo, tutti quei lavoratori che hanno perso il posto di lavoro, e proprio mentre si registrano i primi segnali di ripresa delle attività portuali, per effetto della detassazione in atto nel Porto di Gioia Tauro, Maersk riduce il personale. Noi chiediamo – conclude – tutele per i lavoratori interessati dagli esuberi, che se espulsi dal ciclo produttivo non riusciranno a trovare collocazioni in questa fase difficile, ma soprattutto, chiediamo di conoscere quali sono le prospettive per il futuro di Maersk su Gioia Tauro».

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