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Torino: sequestrati beni ricicliati dalla 'ndrangheta

Basilicata

I dettagli dell’operazione saranno illustrati nel corso di una conferenza stampa programmata nel Centro operativo Dia di Torino

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Infiltrazioni della 'ndrangheta nei cantieri delle Olimpiadi di Torino 2006 e del porto di Imperia. Parla anche di questo un’indagine della Direzione investigativa antimafia (Dia) del Piemonte che, nelle scorse settimane, è sfociata nel sequestro di beni per dieci milioni di euro: ville, appartamenti, box auto e terreni agricoli in Piemonte, Lombardia e Calabria riconducibili a due personaggi, Ilario D’Agostino e Francesco Cardillo, 47 e 44 anni, già da mesi in carcere con l'accusa di riciclaggio aggravato.
Secondo gli investigatori il sequestro ha colpito un gruppo di «soggetti contigui alla 'ndranghetà» (parole di Gian Antonio Tore, capocentro della Dia a Torino) che riusciva a “lavare» nell’edilizia e nel mercato immobiliare il denaro di un sospetto narcotrafficante, Antonio Spagnolo, legato a una cosca di Caulonia (Reggio Calabria). Tra le pieghe del procedimento spicca la società Italia Costruzioni, descritta come «il braccio operativo del gruppo nel settore degli appalti pubblici», che in vista dei giochi di Torino 2006 si è occupata, in subappalto con ditte satellite, direttamente o indirettamente, dei lavori di carpenteria di alcuni Villaggi olimpici, del Palavela e di altre strutture, pagando una parte dei compensi agli operai – è l’opinione maturata alla Dia – in nero. «Senza enfasi – ha detto Tore mentre aveva al fianco dagli ufficiali che hanno condotto l’operazione, i colonnelli Ermanno Palombini e Giorgio De Donno – riteniamo di aver raggiunto un risultato di grande spessore. Vogliamo però anche sottolineare che lo strumento legislativo del sequestro anticipato ha dimostrato una notevole efficienza». Un’altra circostanza ha colpito il numero uno della Dia piemontese ed è «la relativa rapidità con la quale sono stati accumulati i capitali mafiosi: meno di quindici anni».
La 'ndrangheta ha messo radici in Piemonte – soprattutto nel Torinese, ma anche a Novara – da svariati decenni e, negli anni Novanta, è stata colpita da raffiche di arresti e condanne. Nel 1995 il comune di Bardonecchia (Torino) fu sciolto, unico caso del Nord Italia, per le infiltrazioni delle cosche. Oggi, come si legge nei dossier delle forze dell’ordine, i clan tengono un “basso profilo», evitando azioni eclatanti, e si concentrano su droga, usura, riciclaggio, alleanze con bande di criminali stranieri. I sequestri ordinati dal tribunale sono stati eseguiti a Torino, Villareggia (Torino), Orbassano (Torino), Cervere (Cuneo), Asti, Calliano (Asti), Dusino San Michele (Asti), Legnano (Milano), Riace (Reggio Calabria) e a Caulonia (Reggio Calabria), dove hanno interessato gli agrumeti, gli oliveti e i terreni di un’azienda agricola e casearia.

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