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Vibo. taglio Province, De Nisi: "rinunciamo
al nostro stipendio"

Basilicata

Rinunciare allo stipendio per salvare la Provincia di Vibo Valentia, è la proposta del presidente De Nisi

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«Il taglio delle piccole Province serve a ridurre i costi della politica? Allora gli amministratori ed i consiglieri di Vibo Valentia sono pronti a rinunciare per intero al proprio stipendio. Mi sembra molto di più del 5 per cento in meno proposto dal ministro Calderoli per i parlamentari». Non solo una provocazione ma un impegno quello assunto oggi dal presidente della Provincia Francesco De Nisi, che ha già duramente stigmatizzato il provvedimento licenziato ieri dalla Commissione affari costituzionali della Camera che prevede l’abolizione delle Province con meno di 200mila abitanti.
«Il Governo e la sua maggioranza continuano a dirci che il taglio delle Province, ormai ridotto a 3 o 4 su un totale di 109, serve a risparmiare. Ma come ho già avuto modo di sottolineare, il risparmio atteso sarà irrilevante per le casse dello Stato, visto che i dipendenti pubblici in forza agli enti che verranno soppressi non possono essere licenziati ma, al massimo, trasferiti. Gli unici costi che si potrebbero evitare con l’abolizione, dunque, sono quelli della politica.
Ebbene, se il problema siamo noi – presidente, assessori e consiglieri provinciali – siamo pronti a rinunciare agli stipendi ed a ogni forma di indennità, a patto che il territorio vibonese non perda lo status di provincia e con esso tutta una serie di servizi e presidi fondamentali, dalla Prefettura all’Azienda sanitaria, dai comandi locali delle forze dell’ordine alle articolazioni provinciali di Inail, Inps, Ufficio scolastico e quant'altro «. Una proposta, quella di De Nisi, che verrà ribadita sabato durante una seduta straordinaria del Consiglio provinciale che si terrà in una piazza della città capoluogo, aperto alla partecipazione dei cittadini, degli amministratori e dei consiglieri comunali di tutto il territorio vibonese, dei sindacati, dei rappresentanti delle associazioni di categoria e dei numerosi enti provinciali che verrebbero soppressi qualora il ddl sulla Carta delle Autonomie venisse approvato dal Parlamento così come licenziato dalla Commissione.

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