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Il COMMENTO
Le mani della manovra sulle Fondazioni

Basilicata

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di PIETRO RENDE
Tra i temi o meglio le sfide del revisionismo meridionalistico in corso c'è puntualmente quello del contesto e delle classi dirigenti locali come un'altra porta stretta da attraversare a prescindere dalle incompatibilità di politiche economiche nazionali e settoriali nel Dualismo strutturale del Sistema Italia storicamente consolidatosi, secondo l'autorevole modello interpretativo del professor Augusto Graziani, celebrato degnamente all'Unical appena pochi giorni fa. Non a caso, la Lega nord utilizza adesso le responsabilità istituzionali locali per occupare più posti nei Cda delle banche e nei loro impieghi, omettendo quelle governative afferenti alla politica fiscale e creditizia che poi risultano prevalenti rispetto alle nicchie territoriali, e adesso il nuovo Governatore del Piemonte, Roberto Cota, annuncia nel Distretto industriale di Cuneo che: ”Batteremo cassa alle Fondazioni bancarie” (Sole 24 ore, 5 giugno), a conferma di una nuova, pretestuosa, invasione di campo della politica nel mondo del credito. Perché, nonostante la progressiva autoreferenzialità dei loro Statuti che facultano i decennali consiglieri uscenti di cooptare quelli subentranti fra le “terne” designate dagli enti locali, le Fondazioni sono pur sempre subordinate alle scelte politiche delle Province e dei Comuni. La loro incidenza sarà maggiore all'interno delle banche in cui le Fondazioni sono anche compartecipi dei loro utili e della loro gestione, entrambi più lucrose e concrete delle semplici obbligazioni di altre. L'undicesimo Rapporto delle Fondazioni bancarie, proprio in questi giorni, ne ha evidenziato il gap a livello nazionale, ma nel caso della Fondazione Carical, per esempio, il Cda ha dovuto svalutare di circa tre milioni di euro il disavanzo d'esercizio 2008 e il patrimonio finanziario non compartecipe, a suo tempo ritenuto più sicuro dell'azionariato, su una dotazione iniziale di circa 70 milioni di euro, una dimensione nazionale media. Già le mani leghiste sulle Fondazioni bancarie in nome dello sviluppo locale hanno prodotto finora una Fondazione centrale di social housing (vedi Piano casa), concentrata nel Centro-Nord, dove è stato istituito un apposito Fondo per l'edilizia sociale, in concorso con la Cassa depositi e prestiti, l'Abi e l'Acri, e le Regioni come le Marche, la Toscana, il Veneto, o il Comune di Parma dove si stanno realizzando 1.050 alloggi a canone calmierato o in proprietà a più basso costo per i giovani e le famiglie bisognose (id.). La protezione leghista alle Fondazioni bancarie, oltre che ai superbonus dei manager e all'art.101 del Tuir che privilegia fiscalmente le perdite bancarie, si spinge ora fino ad escludere i loro amministratori dai tagli imposti in Finanziaria 2010 a compensi e retribuzioni, per mettere le mani su un capitale patrimoniale di 45 miliardi, quasi doppio rispetto alla manovra della Finanziaria di 24,9 miliardi, e ciò significa che “Parigi vale bene una messa”! Mentre arrancano la Fondazione sud di Pezzotta e la Facite della Cei, dalle nostre parti l'inadeguatezza in materia economica delle elites locali è diventata perciò come la “cruna dell'ago” o, se preferite, il Pifferaio di Hamelin.

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