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'Ndrangheta: Blitz in tutta Italia, sequestri e arresti

Basilicata

Le regioni italiane nel mirino degli investigatori sono in particolare tre: oltre a Piemonte e Calabria, alcuni provvedimenti sarebbero stati eseguiti in Lombardia

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I carabinieri del Comando provinciale di Torino e la Direzione Investigativa Antimafia (Dia) hanno eseguito nella notte numerosi arresti nei confronti di alcuni importanti presunti esponenti della 'ndrangheta, che secondo l’accusa, operavano in Piemonte e in Calabria. Nell'ambito dell'operazione sono stati sequestrati anche terreni, abitazioni e quote societarie ritenute riconducibili alla cosca dei Marando. Il blitz ha riguardato, oltre a quella dei Marando, anche le famiglie Perre e Trimboli. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di riciclaggio di denaro proveniente da attività delittuose e dell’omicidio di Antonio Stefanelli, Antonino Stefanelli e Franco Mancuso, avvenuto nel 1997 a Volpiano (Torino).
Il triplice omicidio fu ordinato secondo le indagini nell’ambito di una faida tra famiglie della 'ndrangheta. I tre corpi non furono mai ritrovati.
Al momento, sono 11 gli arresti effettuati nei confronti di presunti affiliati a cosche della 'ndrangheta. L’operazione, però, è ancora in corso e il bilancio non è definitivo.
I provvedimenti sono stati emessi nei confronti di un’agguerrita cosca platiota da anni operante in Piemonte. Nel corso dell’operazione sono state sequestrati ingenti beni: terreni, immobili, tra cui una tenuta con parco di 8 mila metri quadrati a Nettuno, in provincia di Roma, nonchè la partecipazione in numerose società riconducibili alla costa dei Marando attraverso la figura del geometra Cosimo Salerno, 49 anni, pure lui destinatario di un provvedimento di custodia cautelare.

CINQUE BUNKER NELLA LOCRIDE
Nell'ambito dell'operazione, nella Locride, sono stati scoperti anche cinque bunker, uno dei quali composto da quattro stanze arredate di tutto punto estese su una superficie di 100 metri quadrati. Il rifugio era situato sotto l’abitazione di Domenico Trimboli, di 32 anni, in contrada Flacchi a Platì.
Al bunker si accede tramite un meccanismo a spinta posto in una nicchia di quelle usate solitamente per conservare le bottiglie di vino. Una delle stanze era adibita all’essiccamento della marijuana. Anche altri tre nascondigli sono stati individuati a Platì, mentre il quinto era a Natile Nuovo di Careri. A Platì, i carabinieri di Reggio Calabria e Torino, hanno trovato un bunker di 10 metri quadrati, arredato, nella cantina dell’abitazione di Luigi Virgara, di 35 anni.
Un altro, con accesso basculante, era sotto l’abitazione di Pasquale Marando, di 47 anni, scomparso da alcuni anni. Alla moglie dell’uomo, Anna Trimboli, di 43 anni, cugina del latitante Francesco Perre condannato a 28 anni di reclusione per il sequestro di Alessandra Sgarella Vavassori, i carabinieri hanno anche sequestrato un chilo d’oro. L’ultimo nascondiglio individuato a Platì era stato realizzato nello scantinato dell’abitazione di Antonino Barbaro, di 69 anni. Si tratta di un locale di 20 metri quadrati, arredato, a cui si accede tramite un blocco di cemento che si sposta su dei binari. A Natile Nuova di Careri, infine, i militari hanno individuato un bunker di dieci metri quadrati nella cantina di Pietro Portolesi, di 41 anni. I carabinieri, infine, hanno trovato sette binocoli con visori notturni, uno dei quali particolarmente potente con un ingrandimento di «60 per». I binocoli erano a casa di Natale Trimboli, fratello di Saverio, di 36 anni, arrestato dai carabinieri di Reggio il 13 febbraio scorso dopo una latitanza durata 16 anni. Trimboli, ritenuto dagli investigatori un narcotrafficante, era ricercato per un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Torino per associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti.

Boss dirigeva affari dal carcere
Tra le persone colpite dai provvedimenti spicca il nome di Domenico Marando, boss detenuto dal 1998 nel carcere di Rebibbia. Da qui, attraverso la complicità di una educatrice arrestata nel corso dell’operazione, il malvivente riciclava il ricco patrimonio accumulato con il traffico di droga dal nipote Pasquale Marando, che gli inquirenti ipotizzano sia stato ucciso alla fine degli anni Novanta, anche se il suo cadavere non è mai stato trovato.

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