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Di chi è quel bottone rosso porpora?

Basilicata

Bloccati dagli inglesi e dall'arduo lavoro dei periti: ma i pm Volpe e D'Alessio vanno avanti

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dall’inviato LUCIA SERINO
SALERNO - La Procura è più buia che mai. Nessuno ha voglia di parlare. Meno che mai del bottone rosso porpora, ultima indiscrezione venuta fuori alla vigilia della data di scadenza dell’incidente probatorio. E in una giornata convulsa, l’ennesima, si raccolgono e si riconcorrono le dichiarazoni degli avvocati. Parla l’avvocato Marinelli,è il primo a dettare all’ansa, non senza soddisfazione, una dichiarazione velenosissima. Parlerà più tardi l’avvocato Dambrosio, legale del magistrato Felicia Genovese. E detterà le ragioni del pm. Ma a fine giornata rimangono nuovi interrogativi. Un giallo che non finisce più. Il bottone ricoperto di tessuto rosso porpora trovato accanto al giaciglio di Elisa. Di chi è? Di sicuro nondella ragazza.
Indignati e arrabbiati lo sono un po' tutti. Per le fughe di notizie, poche ufficiali, in verità. Per la pubblicazione delle foto, inevitabile una volta desecretata la perizia di Introna. Ma è difficile riuscire a tracciare su quale linea passa l'insofferenza. Il primo colpo che ha arrestato la lunga marcia della Procura di Salerno è stato lo scippo di Danilo Restivo. No, non se l'aspettavano. E ribadiscono che dieci giorni - dieci giorni - tra la richiesta d'arresto e la firma del Gip sono fin troppo pochi rispetto ai tempi normali di un procedimento penale. E' il primo punto fermo che mettono nella decostruzione di un possibile passo falso. E' stato in fondo questo il motivo principale della conferenza stampa convocata in Procura all'indomani della firma dell'ordinanza di custodia cautelare che individuava Danilo come responsabile del delitto Claps. Chiarire che loro si erano mossi per tempo. Prima che gli inglesi arrivassero a setacciare la casa di Danilo in Inghilterra. Per sobrietà istituzionale nessuno si è sbilanciato, quella mattina, nessuno si è permesso di dire una parola sulla fretta sospetta dei colleghi d'Oltremanica. E cosa comportasse quello scippo, lì per lì, non l'hanno capito bene neppure in ambienti giudiziari. Estradizione temporanea, si o no? Sì, sembrava all'inizio, no, hanno accertato dopo. Insomma un bel pasticcio. Al punto che la settimana scorsa qualcuno ha fatto filtrare la notizia che il mandato di cattura per Danilo era pronto già da ottobre scorso. Ai fini pratici la notizia cambia poco, anzi nulla. Ma dà l’idea di una sicurezza investigativa. Anche prima del ritrovamento dei resti. Su quali fonti di prova è difficile da dire. E' possibile immaginare che, a maggior ragione prima della prova principe dell'omicidio, cioè il ritrovamento del cadavere, i pm Volpe e D'Alessio, abbiano strutturato responsabilità logiche del principale indiziato. Delusione e soddisfazione non sono categorie da magistrati, eppure la beffa inglese è stata dura. Al punto che è partita la protesta formale e la richiesta tramite Eurojust. La sensazione che i giudici inglesi fossero stati messi in guardia proprio dai passi della Procura di Salerno e abbiano stretto sull’omicidio Barneth assicurando Danilo al carcere della Corona, è forte. Un dribblig.
E ora le indiscrezioni sull'incidente probatorio. L’avvocato Scarpetta fa notare la stranezza di certe notizie che arrivano prima di date importanti. Non c'è il Dna di Restivo nel sottotetto? Nel laboratorio del medico legale Cristina Cattaneo, una docente dell’università di Milano che è tra i periti dei giudici salernitani, ti rispondono con garbo. «La professoressa sarà qui nel pomeriggio». Nel pomeriggio la professoressa risponde, ma giusto per dire: «Parli col Gip». L’avvocato Marinelli ieri l’ha citata. Ha citato un suo libro di testo nel quale la Cattaneo scrive che anche il Dna non rappresenta una prova di sicura responsabilità. Figuriamoci se non ce n’è traccia. Ma dalla Procura non demordono.
E mentre il legale di Danilo parla al circo “di nani e ballerine” e soprattutto dei “corvi” che hanno avuto certezze troppo facili, la Scarpetta si appresta a muovere le sue mosse. Ben studiate. Da subito. Ci saranno sorprese, come ha preannunciato, nella riunione di Libera, don Luigi Ciotti. Resta il dato inquietante dell'assenza, ad oggi, di ogni traccia da parte del presunto serial killer. Se la sua firma l'ha messa sui capelli, tagliati come ha accertato la perizia del professore Introna, se il colpo al seno avvicina le due vittime di un folle e perdunate delirio, come sostengono i giudici di due Paesi, ogni sforzo logico si arresta davanti al dubbio: ma come è possibile che in quell'inferno l'assassino non abbia lasciato una traccia biologica - una soltanto - della sua violenza? Qualcuno ha pulito tutto? Possibile fino al punto che la strumentazione sofisticatissima della Scientifica nulla ha potuto rilevare?
Infine l’ultimo giallo, il bottone rosso. -L’ha trovato il medico legale Francesco Introna durante un secondo sopralluogo nel sottotetto della Chiesa della Santissima Trinità il 27 marzo scorso, dieci giorni dopo il ritrovamento della salma. Accanto al cadavere, invece, sono state trovate, sempre nel corso del secondo sopralluogo, tracce microscopiche di tessuto rosso. È lo stesso medico legale che, a pagina 72 della sua consulenza, dà conto dei nuovi ritrovamenti. Al bottoncino e al tessuto gli investigatori attribuiscono rilievo perchè – viene fatto notare – certamente non c'entrano nulla con il cadavere. Per questo, soprattutto sul bottone, sono in corso analisi merceologiche da parte dei periti nominati dal gip del tribunale di Salerno. «Grazie all’ausilio del Crimescope (uno strumento che permettere di rilevare o meglio evidenziare tracce poco visibili ad occhio nudo, ndr) – scrive Introna nella sua consulenza – si individuarono, in corrispondenza del sito di giacitura della salma, alcune fribre rifrangenti, che, a luce normale, si rilevarono essere di colore rosso, nonchè, in tutta prossimità dell’angolo fra pavimento e muro verticale, un bottone tondeggiante con ancora adese fibre di colore rosso». Il bottoncino potrebbe, in via teorica, essere stato strappato dalla vittima al suo aggressore; le fibre, invece, potrebbero essere anche di un telo, o di un frammento di esso, usato, sempre in via ipotetica, per coprire il cadavere.

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