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Nicola Benedetto rompe gli indugi

Basilicata

Il consigliere regionale dell'Italia dei valori al Quotidiano della Basilicata svela i retroscena del voto sulle presidenze delle commissioni consiliari

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di SALVATORE SANTORO
Non ha cambiato idea. Lo aveva detto in campagna elettorale e lo
ribadisce anche a un mese, circa, dall'insediamento del consiglio
regionale nel quale è stato eletto con i voti del Materano. Nicola
Benedetto, imprenditore, è entrato in politica «per fare bene per il
territorio e cercare di metter a frutto la propria esperienza a
vantaggio dei cittadini».
Non ha altri scopi, assicura e ribadisce più volte al giornalista. «Ho
deciso per questa "avventura" solo per provare a fare del mio meglio.
Non sono un politico. E non voglio farlo per sempre: tra 5 anni
probabilmente non mi ricandiderò in consiglio regionale e nemmeno mi
interessano altri tipi di candidature. Non lo faccio nemmeno per lo
stipendio da consigliere. Per questo mi sento completamente libero.
Sento l'obbligo soltanto di fare al meglio il mio lavoro oggi da
consigliere regionale per il bene del territorio che rappresento».
Questo, in generale, è il Benedetto pensiero.
Ma ci sono state già tre sedute consiliari e le elezioni per le
presidenze delle Commissioni consiliari permanenti. E non è un mistero
che il consigliere regionale dipietrista, Nicola Benedetto ha perso già
in un paio di occasioni le staffe.
Soprattutto in occasione della sua mancata elezione alla presidenza
della Terza commissione "Attività produttive". Chi l'ha visto in quelle
ore ha parlato di un Nicola Benedetto "su tutte le furie". Senza troppi
eufemismi.
Anche la "sua" Idv ha subito la non elezione per la guida della Terza
commissione in maniera "polemica". Ma ci sono posizioni e posizioni.
Modi di vedere, di agire e di intervenire nel dibattito consiliare.
Stesso motivo e reazioni non proprio uguali. L'intervento di Benedetto
così, all'ultima seduta in cui si discuteva sulle linee programmatiche
per i prossimi 5 anni, è stato duro e diretto. Più di quello del
capogruppo del suo partito.
In ogni caso è lo stesso Nicola Bendetto che spiega, alla sua maniera,
le ultime vicende che lo hanno interessato a livello istituzionale. Si
parte proprio dal voto per la presidenza della Terza commissione nel
quale il consigliere regionale dell'Idv di Matera è stato sostenuto dal
Popolo della Libertà ma non dal Partito democratico.
«Per quanto riguarda la vicenda della votazione del presidente di
commissione io già all'inizio avevo intuito la politica di cambiamento
delle logiche di costruzione che erano state decise. Così mi sono fatto
mettere solo componente della Terza per evitare votazioni con colpi di
mano della maggioranza che poi si sono verificate e che hanno
determinato l'elezione a presidente di Mazzeo nella Seconda commissione.
Elezione avvenuta senza il voto dell'Idv. Posso solo pensare che nella
Terza il presidente evidentemente non potevo farlo perché sarei stato
troppo competente. Hanno tentato di farmi fare il presidente della
Seconda commissione "Bilancio" dove però non ho le stesse competenze.
Per questo ho rifiutato e mi sono tenuto solo la nomina come componente
nella Terza».
Passata l'arrabbiatura a caldo, per Benedetto è il tempo del rammarico:
«E' stato un peccato perché per la prima volta ci sarebbe stato un
presidente di Commissione eletto all'unanimità sia dalla maggioranza e
sia dalla minoranza che nonostante fossi dell'Idv mi ha votato perché ha
riconosciuto le competenze. Non allo stesso modo hanno pensato gli
esponenti del centrosinistra che hanno votato Romaniello. Per me invece
hanno votato Mpa, Pdl, e il mio partito».
C'è poi il passaggio sulla presenza di due anime diverse in consiglio
regionale all'interno dello stesso partito dell'Idv. Da una parte
Autilio e Mazzeo e dall'altra Bendetto che in parte conferma conferma:
«Posso parlare per me. Io lavoro solo per la collettività, i cittadini e
il territorio che rappresento. Non mi interessano altre logiche e
interessi. Per gli altri del mio partito non so, devono essere loro
stessi a spiegare se la vedono in un'altra maniera rispetto alla mia».

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