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'Ndrangheta, le mani del clan De Stefano
sul Milanese e sull'Expo

Basilicata

Quindici arresti in Lombardia. Inchiesta del pm milanese Ilda Bocassini sulla famiglia dei Valle

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Per la prima volta, un’inchiesta giudiziaria acclara un legame tra la criminalità organizzata e l'Expo. Una 'piccolà storia che potrebbe però essere ricalcata su palcoscenici più ampi: un imprenditore conquista grazie a un politico locale la licenza per costruire un mini-casinò all’interno di un’area da riqualificare in vista della manifestazione in programma nel 2015. L’indagine, firmata dal pm Ilda Bocassini, riguarda il clan familiare di origini calabresi dei Valle, attivo nell’hinterland milanese e nel pavese, in particolare a Vigevano, e legato alla 'ndrina dei De Stefano. La Squadra Mobile ha arrestato il 'pater familias' dei Valle, il vecchio Francesco, 73 anni, i suoi tre figli e altre undici persone, strette alla famiglia da vincoli di sangue o interesse. Sono accusati di aver stritolato col cappio dell’usura decine di imprenditori e professionisti affannati dai debiti e pronti ad 'arruolarsì nel clan, disposti a trasformarsi da vittime in carnefici, pur di restituire prestiti diventati montagne. Nessuna delle 5 vittime accertate ha denunciato nulla. Omertà totale, come nel 'copionè dei Valle, trasferiti a Milano da Reggio Calabria negli anni Settanta, e proprietari di numerosi bar e immobili. Il tasso di interesse con cui venivano prestati i soldi a imprenditori e negozianti in difficoltà economiche era del 20% e le somme prestate variavano dai 20 mila ai 250 mila euro. E chi non pagava correva il rischio di essere convocato e picchiato davanti agli altri debitori, com'è successo in almeno un’occasione, nel "quartier generale" dell’organizzazione, ribattezzato 'La Masserià dal nome di un ristorante che sorge in un complesso più ampio, situato a Cisliano (sud ovest di Milano). «Era – spiega Boccassini – il classico metodo per cui si colpisce uno per educarne cento». Nella "Masseria" abitavano 6 esponenti legati al clan in un paesaggio quasi vacanziero, con giardino, piscina, chiosco bar, palme, ristorante, schermo idilliaco che celava un bunker munito di sofisticate apparecchiature di sicurezza come telecamere, sensori, impianti di allarme, per prevenire ogni intrusione. La privacy era garantita con gli stessi mezzi anche al patriarca Francesco Valle che abitava a Bareggio (Milano), in una casa circondata da telecamere e protetta da rottweiler. La terza sede di importanza strategica per l’organizzazione, detta 'la Cassafortè, era un appartamento a Milano, nel quale sono stati trovati migliaia di euro in contanti derivati dalla gestione di videopoker. Tra le attività dei Valle un’attenzione particolare veniva riservata al settore immobiliare. Il clan avrebbe ottenuto le licenze per aprire un "mini casinò", una discoteca e anche attività di ristorazionè' nel comune di Pero (Milano) nell’ambito di un progetto di riqualificazione di quelle aree «in virtù del prossimo Expo», grazie «all’interessamento» dell’assessore comunale di Pero Davide Valia. Nell’ordinanza viene spiegato che il 23 gennaio 2009 Francesco Valle, presunto Boss della cosca, contattò l’imprenditore Adolfo Mandelli, un altro degli arrestati, «per avvisarlo di aver ottenuto dal Comune di Pero le licenze» per aprire le attività «in quanto in quella zona il Comune, in virtù del prossimo Expo, aveva intenzione di riqualificare l’area». Tutto ciò, scrive il gip, «è avvenuto (...) anche grazie all’amicizia con Davide Valia (ndr assessore comunale a Pero)». Numerosi gli immobli sequestrati in diverse città: oltre a Milano, Bareggio e Cisliano, Rho, Settimo Milanese, Trezzano sul Naviglio, Como, Cesano Boscone, e altre ancora. In una delle intercettazioni disposte dal gip Guido Salvini (al quale è subentrato il gip Giuseppe Gennari solo pochi giorni fa, dopo il trasferimento del primo al Riesame), uno degli arrestati, l’imprenditore Riccardo Cusenza, candidato alle elezioni amministrative di Cormano (Milano) nel 2009, si vanta con Fortunato Valle di avere un «padrino politico» e gli chiede un «aiuto» per essere eletto. In una conversazione del 27 aprile 2009, Cusenza (che poi non fu eletto) afferma, parlando con un certo Massimo, di essere «culo e camicia» con Guido Podestà che adesso verrà all’aperitivo che organizziamo a Cormano». In una nota, il presidente della Provincia dichiara che si tratta di «una vanteria, priva di alcun supporto nei fatti».

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