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Reperti archeologici venduti su E-bay
migliaia di sequestri nel Vibonese

Basilicata

indagato un cittadino extracomunitario residente a Vibo Valentia accusato di avere gestito transazioni per la vendita dei reperti

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Migliaia di reperti archeologici di presunta provenienza illecita, commercializzati attraverso il sito E-Bay, sono stati sequestrati dai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio artistico di Cosenza nell’ambito di un’inchiesta diretta dal Procuratore della Repubblica di Vibo Valentia, Mario Spagnuolo, e dal sostituto Santi Cutroneo. Il tutto era in casa di un cittadino biolorusso nel centro abitato di Ischia Marina (CZ) dove l’extracomunitario si era trasferito da Vibo Valentia. L’uomo dovrà rispondere di ricettazione e di impossessamento illecito di beni archeologici.
Il sequestro dei reperti, tra cui 1.250 monete in argento e bronzo di epoca mano-greca, romana e bizantina ed altri 86 oggetti tra fibule, anelli, bottoni, pesi da telaio e monili in ceramica, considerati dagli investigatori di grande importanza storico-scientifica, è avvenuto ad Isca sullo Jonio (Catanzaro). Molti dei reperti oggetto del traffico illecito provengono da siti archeologici della provincia di Vibo Valentia e sono stati recuperati, secondo quanto riferito dagli investigatori, nel corso di un’attività di ricerca illecita.
Le indagini proseguono con la collaborazione dei carabinieri del Comando provinciale di Vibo Valentia per accertare se nel traffico illecito siano coinvolte altre persone oltre al cittadino extracomunitario già indagato, nei confronti del quale s'ipotizzano i reati di ricettazione ed impossessamento illecito di beni archeologici. Al termine degli accertamenti i reperti saranno messi a disposizione della Soprintendenza archeologica della Calabria per consentire la loro esposizione al pubblico. Il bilancio dell'operazione vede 1336 reperti archeologici sequestrati; «L'operazione odierna – ha detto il procuratore Sagnuolono in una conferenza stampa a cui ha partecipato anche il capitano Raffaele Giovinazzo, comandante del T.P.C di Cosenza - rappresenta un importante successo nel più generale quadro di contrasto all’illecito mercato dei beni culturali esistente in Calabria e in specie a Vibo Valentia».

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