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Sanità: da un ascesso all'invalidità
il calvadio di un ex camionista catanzarese

Basilicata

Veraldi racconta che "per motivazioni pseudodeontologiche nessun dottore è stato disposto a certificare l'errore medico"

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Aveva un'ascesso perianale ed è arrivato a vivere una situazione invalidante che si protrae da 16 anni con pesanti conseguenze sulle sue condizioni economiche e sulla qualità della vita. E' l’odissea di Alfredo Veraldi, ex camionista, di Catanzaro che ha scritto al Capo dello Stato e al Ministro della Salute per fare conoscere la propria condizione e chiedere un intervento che possa porre fine ad un lungo calvario.
L’uomo, al quale nel 1994 venne diagnosticato un ascesso perianale, dopo numerosi interventi dovette subire, nel 2000, la deviazione dell’ano nella zona della pancia dove è stata collegata, tramite un tubo, una sacca che gli consente di svolgere le proprie attività fisiologiche. L’intervento, avrebbe dovuto essere temporaneo ma «ad oggi – lamenta Veraldi - la situazione non solo non si è risolta ma ha determinato, nel corso degli anni, un cambiamento radicale della mia vita».
La patologia ha infatti causato all’uomo l’impossibilità a svolgere qualsiasi lavoro, comportando un totale dissesto finanziario; ha cambiato radicalmente i rapporti familiari e sociali, visto il continuo imbarazzo di convivere per non riuscire ad evitare le spiacevoli conseguenze che comporta l'ascesso: impossibilità di stare seduto per più di un minuto e fastidio continuo per perdite anali e di sangue che le garze sterili possono attutire solamente in piccolissima parte».
A tutto questo si deve aggiungere una causa per il riconoscimento dell’invalidità che si trascina anch’essa da anni e che risulta tuttora non definita. Quello che Veraldi dice di non potere accettare è che «per motivazioni pseudodeontologiche nessun medico sia disposto a certificare l'errore medico. La speranza, adesso, è che le più alte istituzioni a cui mi sono rivolto, trovino il modo di consentire un aiuto economico che renda possibile un ricovero in una delle poche cliniche specialistiche presenti in Italia».

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