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L'indifferenza accoglie un corto sulla droga

Basilicata

Gallucci ha realizzato un lavoro sulla morte della zia

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POTENZA - “SOFFIO nel vento” prende spunto da una storia vera, perché la droga a Potenza non è un problema solo odierno.
“Soffio nel vento” è un cortometraggio a firma di un giovane regista potentino, Giuseppe Gallucci, ispirato alla morte di sua zia Cinzia, uccisa dalla droga nel 1986 in circostanze ancora misteriose. Cinzia aveva solo 26 anni ed è protagonista di una storia, ripercorsa quattro anni fa in 19 minuti di pellicola, che può servire da monito. Nel grigiore impiegatizio di Potenza l'uso di sostanze stupefacenti risulta ben consolidato, sin dagli anni Ottanta.
Ma il cortometraggio, ispirato nel titolo alle note di “Blowing in the wind” di Bob Dylan, non è stato mai reso pubblico. Né in città né fuori. Eppure Giuseppe Gallucci non è uno che improvvisa: la sua passione per il cinema, oltre che a studi specifici condotti anche negli Stati Uniti, l'ha portato a meno di 29 anni a lavorare come aiuto regista in “The Passion” di Mel Gibson, nella fiction tv “Carabinieri” di Mediaset, ultimamente con Ozpetek.
«Ho provato nel 2006 a sottoporlo all'amministrazione comunale - ci racconta - chiedendo di poter utilizzare il Teatro Stabile per la proiezione, vista l'importanza del messaggio che volevo lanciare. Mi è stato però risposto che al massimo potevano mettermi a disposizione il Centro Sociale di Malvaccaro».
Alla fine la pellicola non ha mai ottenuto l'onore della proiezione, rimanendo custodita dal suo ideatore. Il ruolo di Cinzia è stato interpretato da Raffaella Capitella, anche lei potentina. Gran parte delle scene sono state girate nel parco di Montereale, terribilmente d'attualità nell'ambito dell'operazione Alveare condotta dalla Finanza.
«E' la storia di una ragazza - racconta Gallucci - che dalla canna offertale un po' per gioco a scuola, passo dopo passo, è finita nel tunnel dell'eroina fino ad uscirne ammazzata. Non voglio dire che sia una regola generale passare dalla canna alla tossicodipendenza, ma la storia di mia zia è andata così».
Sono passati oltre vent'anni, ma i giovani potentini di oggi continuano a sniffare, qualcuno ancora a bucarsi, molti ad ingerire pasticche.
«Dopo la morte di Cinzia - spiega ancora il regista - il film si chiude con un salto temporale ai giorni nostri, la scena in cui le Forze dell'ordine a Montereale arrestano due giovani che si erano incontrati nei luoghi dello spaccio». Un messaggio di speranza, forse. Un segnale di una maggiore attenzione, ma non si può trascurare come in quell'area verde centralissima, nella Villa di Santa Maria come in altri anfratti cittadini lo smercio di droga sia ancora una dinamica attuale. Forse “Soffio nel vento” è stato sottovalutato. Si fa ancora in tempo a recuperarlo, senza costi a carico del malandato bilancio comunale e con un'utilità potenziale assai maggiore rispetto alle varie presentazioni di libri che lo Stabile ospita periodicamente. Riflettere su una morte per droga, ambientata in luoghi riconoscibili, può aiutare ad evitarne delle altre.
Pietro Scognamiglio

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