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Il COMMENTO
Lo sport formato patacca

Basilicata

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di GIANNI CERASUOLO
Alzi la mano chi non ha avuto la tentazione, ieri pomeriggio, di fare come Montezemolo - quando Massa perse il mondiale beffato da Hamilton - che fu tentato di sfasciare il televisore. Sulla pista di Hockenheim, infatti, si stava consumando l'ennesima sceneggiata sportiva, con protagonisti Massa ed Alonso, i dominatori del Gp di Germania: il più bravo che deve arrendersi, il migliore che deve far posto al raccomandato. Quasi un'allegoria dei nostri tempi. Dal muretto Ferrari hanno detto a Felipe: “Fernando è più veloce di te. Puoi confermare?”. Il brasiliano non ha risposto, un silenzio polemico e rabbioso, lui ha staccato il piede dall'acceleratore ed ha fatto passare lo spagnolo che è andato poi a vincere alla grande. Poco dopo si è sentito l'ingegnere che guida Massa esclamare: “Mi dispiace.”. Abbiamo perso da tempo l'innocenza nello sport, nessuno crede più alle favole. Il business, gli sponsor, la tv, il doping hanno stravolto ogni regola, hanno gonfiato ogni cosa cosicché ad ogni impresa, ad ogni gesto atletico uno è lì a chiedersi: ma sarà vero? Che cosa c'è dietro? Stanno facendo sul serio? Lo sport è una patacca, signori. Bello, griffato, ricco ma sempre una patacca. Non è certo la prima volta che la Formula Uno dà vita a questi siparietti, gli ordini di scuderia, il pilota meno accreditato che deve far passare quello più famoso, il prediletto: vi dicono qualcosa i nomi di Barrichello e Schumacher? Alonso è un grandissimo pilota, è nel cuore di tutti quelli che palpitano per i bolidi rossi, è il campione che è. Uno che non ha bisogno che qualcuno gli dia una mano. Probabilmente Fernando avrebbe superato - senza ordini partiti dall'alto - il compagno di scuderia e vinto il Gran Premio che rilancia la Ferrari per il titolo mondiale. E' stato il più continuo in questo fine settimana trionfale per Maranello. Ma perché privarci di un duello autentico, di una sfida vera con le macchine a sfiorarsi provocando brividi ed emozioni? Quando i due si davano battaglia all'inizio della corsa, si è sentito lo spagnolo esclamare: “E' ridicolo.”, incavolato nero perché Massa non lo faceva passare. Lo stato maggiore della Ferrari ovviamente si gode il trionfo e non vuol sentir parlare di gara aggiustata secondo le esigenze della casacca. Giusto. Ma hanno visto - Montezemolo, Domenicali e gli altri grandi capi - la cerimonia di premiazione? Una festa o piuttosto un funerale? Una doppietta tanto attesa consumata con i due piloti che a stento si danno la mano, che evitano di guardarsi in faccia, il brasiliano freddo come un ghiacciolo, non una smorfia sul podio, il volto teso e impassibile nell'ascoltare gli inni, anzi ad un certo momento sembrava che gli dovesse spuntare una lacrima. Era - quest'uomo, questo pilota - lo stesso che ha rischiato grosso la scorsa stagione. Sembrava quasi che non dovesse più tornare in pista dopo il gravissimo incidente un anno fa in Ungheria. I tifosi della Ferrari avranno pensato anche a questo quando hanno visto quel sorpasso fasullo. Un uomo mortificato e frustrato sul secondo gradino del podio tedesco. In più il risultato rischia di essere cancellato perché la Ferrari è stata multata e deferita al Tribunale della Fia: vedremo che cosa deciderà Todt. Ma non è questo il punto. Facciamo un flashback e torniamo un attimo indietro. A sabato sera e alla Juve in passerella a Cosenza. Un fatto casuale, una toccata e fuga (ma non potevano i grandi campioni trattenersi qualche ora in più per soddisfare le migliaia di tifosi accorsi da tutta la regione e non solo?), una serata particolare in un posto affamato di calcio di grande livello. La Ferrari e la Juve sono due marchi made in Italy, suscitano odio e amore ma certo fanno parte della storia di questo paese. Allora, se una partita scatena tanta curiosità e partecipazione (vengono in mente certe immagini dello stadio di Torino desolatamente vuoto, e non solo perché la gente non può permettersi di pagare più biglietti al botteghino durante la settimana). Se accade tutto questo in positivo non sarà che tutti i telecomandi, le tv, le moviole, i dibattiti fasulli nei salotti del lunedì, la violenza, le calciopoli, ci hanno allontanato dal prato verde, dall'odore del sudore, dalla visione in diretta di qualche magia che fa sobbalzare ancora? E che c'è tanto bisogno di uno sport autentico non artificiale e drogato da tante porcherie? Non si può tornare indietro ma le patacche non piacciono a nessuno.

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