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'Ndrangheta, sequestro di beni alla cosca Alvaro
per dieci milioni di euro

Basilicata

Nuova puntata dell’operazione «Matrioska»: la Guardia di Finanza di Reggio Calabria sequestra beni della cosca Alvaro di Sinopoli

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Operazione della Guardia di Finanza del comando provinciale di Reggio Calabria per il sequestro di beni per 10 milioni di euro, disposto della sezione Misure di prevenzione del tribunale della città dello Stretto. Si tratta di quattro ville, di cui due in costruzione, riconducibili ad esponenti della cosca Alvaro (detti «carni i cani») di Sinopoli. Il sequestro è la prosecuzione dell’operazione Matrioska del 10 maggio scorso, quando le stesse Fiamme gialle avevano sequestrato, sempre a carico degli Alvaro, beni per venti milioni di euro. Il provvedimento riguarda il nucleo familiare di Domenico Alvaro, 73 anni, condannato un primo grado a tre anni di reclusione per aver favorito la latitanza del capo carismatico della cosca Cosimo Alvaro. Con il sequestro odierno il valore complessivo dei beni sottratti nel corso dell’anno, alla cosca Alvaro di Sinopoli raggiunge i 30 milioni di euro.
Gli accertamenti dei militari partono dal 2009, a carico di diciassette soggetti coinvolti nell’operazione «Virus», condotta dalle forze di polizia reggine.
Il 7 aprile scorso, il Tribunale di Reggio ha condannato in primo grado gli esponenti della cosca Alvaro, nell’ambito dell’inchiesta «Virus». In quella circostanza a Carmine Alvaro, 57 anni, detto «u cupertuni», sono stati inflitti sei anni di reclusione per associazione mafiosa. Arrestato nel 2005, Alvaro è ritenuto il capo indiscusso del clan. La forza del clan Alvaro è cristallizzata anche nelle inchieste «Arca», «Cent'anni di storia», oltre che «Virus».
Nel covo di Carmine Alvaro, inoltre, venne rinvenuto il bastone del comando, cedutogli, secondo gli inquirenti, proprio da Domenico Alvaro,73 anni.
Nella prima fase dell’operazione «Matrioska» le figure chiave, secondo gli investigatori erano quelle di Felice Antonio Romeo, operaio forestale e di Maurizio Grillone, commercialista, attualmente in stato di libertà, che avrebbe gestito il riciclaggio di valuta estera, in particolare a Budapest, in Ungheria.
Sarebbero loro i «colletti bianchi» della cosca.
L’ingente patrimonio immobiliare sequestrato oggi, e abilmente occultato in zone difficilmente accessibili e mai dichiarato al catasto, è stato individuato dai finanzieri attraverso il controllo economico del territorio effettuato anche a mezzo di velivoli in dotazione al Corpo. Due delle unità immobiliari sono già occupate dai familiari del boss, le restanti due sono, invece, in avanzata fase di ultimazione. Gli ulteriori accertamenti economico-patrimoniali condotti su alcuni dei figli di Domenico Alvaro, ed in particolar modo nei confronti di quelli che sono risultati avere la disponibilità dei fabbricati sottoposti a sequestro, hanno permesso di accertare un’evidente sproporzione nel rapporto fra redditi dichiarati e tenore di vita dei titolari.
Nel dettaglio, i beni sottoposti a sequestro, comprendono un’abitazione di tipo signorile edificata su un terreno intestato a Domenico Alvaro ed alla consorte convivente, risultata nella disponibilità del loro figlio Antonio; una villa in corso di costruzione di elevato valore e pregio; una villa costruita su 3 piani, edificata su uno dei terreni già sequestrati a Carmine e Giuseppe Alvaro, risultata nella disponibilità della loro sorella Giuseppa; una villa in costruzione su 3 piani, edificata su uno dei terreni già sequestrati agli stessi Carmine e Giuseppe Alvaro.

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