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Salvata dal marciapiede

Basilicata

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2 minuti 51 secondi

di ANTONELLA CIERVO
PISTICCI - SI era fidata e aveva accettato il passaggio che quell’uomo le aveva offerto per tornare dalla Romania a Pisticci, dove l’aspettavano sua madre, il suo secondo marito e una sorella più piccola.
Pamela, 19 anni, voleva tornare in Italia dopo una settimana trascorsa dai nonni in Romania dove è rimasta anche una sorellina di 2 anni. Solo qualche giorno per poter portare loro un po’ del denaro, guadagnato dal padre con il lavoro in campagna.
Non doveva esserle sembrato vero poter risparmiare almeno i soldi del viaggio di ritorno.
Quel percorso però non si è mai concluso a Pisticci, come hanno spiegato ieri nel corso di una conferenza stampa il maresciallo Giampiero Ricciardi, comandante della stazione dei carabinieri di Pisticci e il tenente Annalisa Pomidoro, responsabile della squadra Antistalking del comando provinciale di Matera.
La vicenda della giovane si aggrava nella notte fra venerdì e sabato scorsi quando Pamela chiama verso le 2 di notte il padre e chiede aiuto. Racconta di essere stata portata con la forza in Portogallo, costretta a prostituirsi dall’uomo che le aveva offerto il passaggio dalla Romania e in pericolo.
L’uomo si reca subito in caserma e con il maresciallo Ricciardi, comandante della stazione e col capitano Mennone, comandante di compagnia, richiama il numero dal quale la figlia ha chiesto aiuto. Le parla ancora per ottenere informazioni. Le uniche utili, però, sono quelle affidate allo sguardo della ragazza, lasciata sola dai suoi rapitori (due uomini e una donna, tutti rumeni). Pamela, infatti, non sa leggere nè scrivere ma, davanti asè, come gli chiede Ricciardi, dice di vedere una chiesa e il mare.
«Abbiamo controllato su internet e quel centro del Portogallo, per fortuna, di chiese ne aveva solo due e questo ci ha aiutati. Le altre indicazioni, poche, che avevamo sull’auto bianca, usata per rapirla, sicuramente con targa straniera, hanno consentito di individuarla più facilmente». Il paese, si chiama Loulà, vicino alla costa dell’Algarve, meta turistica tra le più in voga.
Un luogo in cui una giovane prostituta può guadagnare bene.
E’ così che, dalla voce di uno dei suoi rapitori vicino a Pamela durante la telefonata al padre, Ricciardi, Mennone e il padre scoprono che Pamela potrebbe valere per i suoi aguzzini fino a 100 euro al giorno.
Da quel momento le indagini si muovono velocemente. Da Pisticci, il maresciallo Ricciardi chiama il responsabile del distaccamento di Loulà della Guardia Nacional Republicana, sergente Carmo che, in poche ore, individua il luogo in cui la ragazza è stata condotta per prostituirsi, la riconosce dalla foto inviata dall’Italia, e la libera.
Il dialogo tra i due ufficiali avviene in portoghese, lingua correntemente parlata dal maresciallo Ricciardi, dopo tre anni trascorsi in missione presso l’ambasciata d’Italia a Brasilia dove si è occupato della sicurezza della sede e dell’Ambasciatore.
L’intuito e la velocità d’azione del maresciallo e l’utilizzo di strumenti come Google map sono stati decisivi per la felice conclusione di una vicenda che per qualche ora aveva fatto temere il peggio.
Per i tre rapitori, che sarebbero già stati individuati e fermati per essere processati per direttissima (i reati vanno dal sequestro di persona, alla riduzione in schiavitù) si potrebbero aprire le porte della prigione già nelle prossime ore. A Pisticci intanto si attende il ritorno di Pamela, finalmente libera dopo una vicenda così drammatica. L’inchiesta, per la competenza italiana, spetta alla Procura della Repubblica di Roma.

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