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Lavoro. Cgil: "In Calabria la situazione è drammatica"

Basilicata

La Cgil Calabria, ha diramato una nota firmata dal segretario generale del dipartimento politiche del lavoro, Gigi Veraldi, e dal segretario regionale dell’organizzazione sindacale, Sergio Genco

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La Cgil calabrese ha diramato una nota, firmata dal segretario generale del dipartimento politiche del lavoro, Gigi Veraldi, e dal segretario regionale dell’organizzazione sindacale, Sergio Genco (in foto) e rigurdante la situazione occupazionale nella regione: «La precarietà del lavoro in Calabria è testimoniata dalle varie indagini statistiche che relegano la nostra regione agli ultimi posti nei vari indicatori economici. Questi ultimi registrano in maniera inesorabile i fenomeni di irregolarità e di sommerso che di fatto danno la rappresentazione di un tessuto sociale debole che costantemente risulta ulteriormente impoverito. Contestualmente ed in conseguenza del lavoro sommerso si registrano i fenomeni dell’evasione fiscale, di quella contributiva, quest’ultima con gravi riflessi per il futuro accesso alle prestazioni previdenziali ed in particolar modo a quelle pensionistiche, della sicurezza sui posti di lavoro che sempre di più viene ritenuta un orpello per il tessuto produttivo, nel mentre dovrebbe rappresentare l’elemento di avanzamento nella tecnologia organizzativa aziendale per la competitività sui mercati e comunque a garanzia della qualità del lavoro, della sua sicurezza e quindi del diritto alla salute e alla prevenzione dei lavoratori».
«Su tale problematica – prosegue la nota – esiste una responsabilità di tutti i soggetti sociali ma particolare è quella che riguarda i governi nazionale e regionale che devono aiutare a creare le opportunità di cambiamento nella nostra regione, con una inversione di tendenza che riguardi innanzitutto il rispetto delle regole e del quadro normativo in materia di lavoro. Il governo centrale ha derubricato la questione meridionale e con essa la possibilità di creare le condizioni di sviluppo e lavoro e tra l’altro gli accadimenti di contesto nazionale confermano sempre di più un comportamento della compagne governativa centrale accondiscendente rispetto alla richiesta incessante utilizzo di flessibilità a cura delle grandi imprese nazionali».
«La Calabria – secondo la Cgil - non sfugge a questo disegno di ulteriore impoverimento e come unica risposta allo sviluppo del suo territorio, in condominio con la Sicilia, viene sbanderiato l’eventuale investimento del ponte sullo Stretto un ulteriore attentato all’ambiente ed alle risorse naturali di quell'area che non risolverebbe i problemi delle vie di comunicazioni calabresi e che costituirebbe l'ulteriore affare del mondo della illegalità, senza alcun vantaggio per il mondo del lavoro, della cittadinanza e della comunità degli onesti. Anche la Regione porta responsabilità rispetto al passato ma ancora oggi non vediamo il cambiamento di un passo necessario ad affrontare la realtà. Serve innanzitutto rispetto all’organizzazione burocratica-amministrativa e ai così detti enti strumentali che dovrebbero garantire interventi in favore del lavoro e dello sviluppo. Bisogna fare chiarezza sul ruolo della Fondazione Field e di Calabria Lavoro che, se ritenuti necessari strumenti, devono essere destinatari dell’attuazione di azioni dettate da precise politiche del lavoro che per la loro complessità nella nostra realtà non devono riguardare esclusivamente il competente assessorato ma devono riguardare condivisione e collegialità dell’intera Giunta regionale sulle linee guida per un piano per il lavoro contestualizzato all’attività di sviluppo territoriale. Nella nostra realtà - sottolinea l’organizzazione sindacale – esiste l’esigenza di supportare la creazione di opportunità produttive e quindi lavorative, per un’azione globale che allo stesso tempo tuteli sia il mondo delle imprese sane che i lavoratori. Quindi lavoro ed occupazione stabile e non attività flessibili e precarie così come negli ultimi anni abbiamo conosciuto, pensiamo al dato di incremento occupazionale per la nostra regione nel biennio 2008-2009 che seppur ha registrato un 5% di aumento che però era basato su attività atipica, attraverso rapporti di collaborazione, priva di stabilità e piena contrattualizzazione».
«Nel frattempo – rilevano Veraldi e Genco – aumentano i dati negativi sull'occupazione calabrese che nel corso solo nel biennio 2008-2009 hanno visto espellere più di 36.000 unita dalle attività produttive oltre alla presenza variegata di un precariato con il solo sostegno al reddito. Il bacino di oltre n.4.000 LSU-LPU per i quali solo parzialmente, per n.851 unità è stata avviata con Delibera di Giunta Regionale la procedura di stabilizzazione, unitamente alla fuoruscita volontaria e creazione di lavoro autonomo che riguarda altre 102 unità, per la quali attuazioni ci riserviamo un’opera di sollecito e vigilanza e partendo dalla proposta rivendicativa con la quale intendiamo impegnare l'attuale Giunta Regionale nello svuotamento completa del bacino entro fine legislatura. I destinatari delle politiche passive, percettori degli ammortizzatori sociali in deroga (cig e mobilità) in regime di proroga per il 2010 e per quelli in prima concessione per lo stesso anno, potrebbero raggiungere e varcare quota 5.000. Quest’ultimi sono soggetti per i quali il sostegno al reddito deve rappresentare solo un intermezzo tra il nostro contesto regionale di crisi e l’effettivo reimpiego in attività produttive degli stessi. Pertanto necessita una accelerazione riguardante le politiche attive che tra l’altro dovrà riguardare la formazione ed il reimpiego dei detti soggetti, previsto anche per regolamentazione comunitaria derivante dall’impegno di spesa del FSE che deve essere correlato e concorrente rispetto alla quota a disposizione degli ammortizzatori sociali nell’ambito dell’accordo istituzionale regionale. Rispetto all’accordo istituzionale regionale riteniamo opportuna la richiesta che abbiamo avviato rispetto alla necessità di modificazioni ed integrazioni dello stesso che si sono rese necessarie per la particolarità della nostra realtà di crisi e comunque rispondendo agli intendimenti della Finanziaria nazionale che prevedeva l'allargamento della platea dei soggetti e delle relative prestazioni in deroga, nonchè della tempestività nelle relative erogazioni e la verifica, in tal senso, della convenzione Inps-Regione e della relativa applicazione».
«Rispetto alla corposità annunciata del piano stralcio per il lavoro – aggiunge ancora la Cgil – necessita tenere in debita considerazione oltre alle politiche di reimpiego, con particolare riferimento agli inoccupati, ma bisogna tenere in debita considerazione anche le risposte all’occupazione giovanile. Rispetto alla preinformazione sull'avviso pubblico per gli incentivi occupazionali e formazione continua prevista dal POR Calabria - FSE 2007-2013, confermiamo la nostra preoccupazione per l'utilizzo, nello start-up , delle Borse Lavoro che valutiamo come modalità di precariato e quindi intendiamo sia privilegiata nell’immediatezza dell’utilizzo degli incentivi comunitari la forma e quindi la garanzia della piena contrattualizzazione. Risulta necessario l’apertura di un confronto che comprenda in maniera integrale tutte le problematiche della vertenza lavoro in Calabria e la definizione del Piano per il Lavoro Regionale. In tale confronto sarà necessario l’impegno della Regione ma anche quello delle Province e dei rispettivi centri per l’impiego per la rispettiva responsabilità nell’ambito di una moderna funzione territoriale delle politiche attive del lavoro, Formazione Professionale e di una funzione innovativa per l'incrocio domanda-offerta. Quindi risulta indifferibile un tavolo tra parti sociali e Governo regionale per avviare una concreta concertazione sul testo unico regionale del lavoro con l'attenzione di non mutuare gli elementi, che valutiamo negativi, contenuti nel piano triennale approvato dal Consiglio dei Ministri. Invece – conclude la Cgil calabrese . bisogna condividere proposte alternative che nella nostra situazione dovranno riguardare l’esatta stima delle risorse per gli ammortizzatori sociali in deroga, da coniugare con la necessità della riforma degli ammortizzatori sociali ed il rispetto delle regole di CCNL e norme in materia di lavoro da rendere indisponibili rispetto ad azioni impoverimento che avrebbero come unico obiettivo l’abbattimento delle tutele e non la costruzione della competitività proprio attraverso il rispetto e la qualità del lavoro».

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