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Scuola, primo giorno in nove regioni
caratterizzato da proteste

Basilicata

Le proteste dei precari e le manifestazioni della Rete degli studenti mettono a rischio le lezioni

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I precari della scuola e la Rete degli studenti hanno organizzato una protesta folcloristica: i manifestanti, davanti alle scuole, indossando caschetti gialli da lavoro, «per proteggersi la testa dalle macerie che la Gelmini e Tremonti hanno causato». E per ricostruire «pezzo a pezzo» la scuola, la Rete ha iniziato da Venezia (liceo Foscarini), Torino (via Bligny e corso Dante), Roma (liceo Tasso e liceo Montessori), Frosinone (liceo classico Turriziani) Perugia (piazzale Anna Frank), Grosseto (istituto agrario Leopoldo II di Lorena).
Una manifestazione è in programma anche davanti al ministero dell’Istruzione a Roma dove è atteso anche l’on.Antonio Di Pietro. Il ministro, come ogni anno, in occasione dell’apertura dell’anno scolastico, visiterà un polo scolastico all’interno del Policlinico Gemelli di Roma.
Intanto anche in Calabria oggi è ripartito l'anno scolastico e a Catanzaro, all’ingresso del liceo scientifico Siciliani di Catanzaro, Bernadette Scardamaglia, vicepreside, ha salutato alunni e colleghi senza però nascondere le perplessità sulla riforma Gelmini: «Aspettiamo di sapere qualche altra cosa in più, ma la riforma ha penalizzato i licei soprattutto per quanto riguarda alcune materie come il latino». «La cosa che non ci ha pienamente convinto – aggiunge – sono le ore di sessanta minuti, una situazione particolarmente penalizzante per i tanti studenti pendolari che ogni giorno raggiungono la città dall’hinterland e che termineranno le lezioni oltre le ore 14».
Anche per gli studenti è la novità legata all’orario a preoccupare. «Siamo rovinati. Terminare le lezioni alle 14.20 - dice Francesco Vergata, classe IV sezione N – sarà massacrante e creerà notevoli problemi ai tanti studenti pendolari». Giudizio condiviso da Deborah Primerano, classe V sezione M. “La novità relativa alle materie non mi tocca direttamente - aggiunge – quello che non mi sta bene è il prolungamento delle ore a sessanta minuti. In ogni caso hanno deciso così. Vedremo».

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