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Operazione "Epilogo", in manette
consigliere comunale di Cardeto

Basilicata

Ieri 22 persone finite in manette nell'ambito dell'operazione Epilogo. Arrestato anche un consigliere di Cardeto

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Tra le persone arrestate ieri nell'ambito dell’operazione «Epilogo» dei carabinieri, c'è anche un consigliere comunale di Cardeto. Si tratta di Giovanni Morabito (in foto al momento dell'arresto), consigliere di maggioranza del comune montano e indicato dal gip come un emissario dei vertici della cosca. Tra gli indagati anche un assessore dello stesso comune, eletto come Morabito in una lista civica di centrodestra. L'operazaione ha consentito di disarticolare la cosca Serraino, egemone nel tratto di territorio che dalla zona sud di Reggio Calabria porta in Aspromonte.
Secondo le ricostruzioni degli inquirenti le azioni criminali sarebbero state determinate da alcuni contrasti all’interno degli uffici giudiziari di Reggio Calabria. La bomba fatta esplodere il 3 gennaio scorso davanti al portone della Procura generale di Reggio sarebbe stata un messaggio della cosca Serraino della 'ndrangheta, che non avrebbe gradito la revoca di un fascicolo ad uno dei magistrati dell’ufficio, Francesco Neri. L’inchiesta sul caso dell'attentato, condotta dalla Dda di Catanzaro, ha portato all'emissione di informazioni di garanzia nei confronti di quattro affiliati alla cosca.
Gli avvisi sono stati notificati dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria contestualmente all’esecuzione di 22 ordinanze di custodia cautelare per associazione mafiosa contro altrettanti esponenti del gruppo Serraino. Tra le persone che sono state arrestate (sette dei destinatari dei provvedimenti si sono resi irreperibili) ci sono i quattro indagati per la bomba alla Procura generale: Antonino Barbaro, di 24 anni; Felice Lavena (28); Ivan Valentino Nava (25) e Nicola Pitasi (31). È stato anche sequestrato lo scooter che fu utilizzato dalle due persone che collocarono la bomba e che era ancora in uso a Felice Lavena.

LE INDAGINI DELLA DDA
Secondo la Dda di Catanzaro che sta conducendo l’inchiesta sulla bomba fatta esplodere il 3 gennaio scorso contro la Procura generale di Reggio Calabria, è un dato di fatto che la revoca di Francesco Neri come rappresentante della pubblica accusa nel processo d’appello a Reggio Calabria per l’omicidio della guardia giurata Luigi Rende non fu gradita dalla cosca Serraino.
Si tratta di una circostanza, secondo le stesse fonti, che rappresenta ormai un elemento acquisito alle indagini e che adesso sarà oggetto dei necessari approfondimenti. Gli avvisi di garanzia emessi ieri contro quattro affiliati alla cosca Serraino per la bomba contro la Procura generale rappresentano il compendio dell’attività istruttoria che è stata svolta finora e dalla quale è emerso un collegamento oggettivo tra l’attentato e l’ipotesi che movente dell’episodio possa essere stata una reazione della cosca Serraino per la revoca di Neri. Si tratta adesso di sostanziare questa ipotesi con ulteriori atti istruttori per riscontrare gli elementi che sono già emersi.
Per il momento, comunque, la Dda di Catanzaro non sottoporrà ad interrogatorio, non ritenendolo in questa fase necessario, i quattro esponenti della cosca Serraino, indagati per la bomba, Antonino Barbaro, Felice Lavena, Ivan Valentino Nava e Nicola Pitasi, che sono stati arrestati ieri nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Reggio Calabria sul gruppo criminale reggino. Il lavoro cui si dedicheranno i magistrati, in questa fase, sarà l’approfondimento del materiale acquisito nel corso delle perquisizioni eseguite nei confronti dei quattro indagati. Dagli sviluppi delle indagini dipenderanno poi le ulteriori mosse della Dda di Catanzaro.

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