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Catanzaro, sequestrati beni
ad un affiliato al clan Mancuso

Basilicata

Sotto sequestro il patrimonio aziendale riconducibile al quarantenne vibonese Nicolino Pantaleone Mazzeo, affiliato ai Mancuso di Limbadi

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Beni mobili ed immobili, per complessivi 2 milioni di euro, riconducibili al quarantenne vibonese Nicolino Pantaleone Mazzeo (in foto) ritenuto contiguo alla cosca mafiosa dei Mancuso di Limbadi, sono statis equestrati dalla Direzione Investigativa Antimafia di Catanzaro.
Il provvedimento, adottato ai sensi della normativa antimafia, è stato emesso dal Tribunale di Vibo Valentia – Ufficio per le Misure di Prevenzione ed ha riguardato il patrimonio aziendale di due distinte ditte individuali, una operante nel settore edile e l’altra preposta alla gestione di un bar; beni immobili e mobili, nonchè risorse finanziarie.
A carico di Mazzeo, attualmente detenuto nonchè sorvegliato speciale dal settembre del 2008, si registrano diversi precedenti di polizia. Mazzeo era stato tratto in arresto da personale della squadra mobile della Questura di Vibo Valentia nell’ambito dell’operazione «Odissea», unitamente ad altre 40 persone, ritenute essere in organico o comunque collegate a vario titolo alle associazioni mafiose «Mancuso – La Rosa». È inoltre accusato di una serie di delitti che spaziano dall’associazione per delinquere di stampo mafioso, alle estorsioni, all’usura, al riciclaggio, all’intestazione fittizia di beni, alla detenzione e porto illegale di armi, alla gestione di bische clandestine ed altro. Mazzeo, negli atti giudiziari, non è indicato direttamente come soggetto organico al potente clan Mancuso, ma è considerato emissario di un altro personaggio, Accorinti, indicato in maniera esplicita come appartenente al gruppo criminale. Mazzeo sarebbe, in particolare, uno «stretto collaboratore» dell’Accorinti, sia nel riscuotere i proventi dell’usura sia per commettere atti di intimidazione. Nella proposta di sequestro sono stati evidenziati non solo i rapporti intercorrenti tra il destinatario del provvedimento e la criminalità organizzata, ma anche una dettagliata ricostruzione del suo patrimonio che documenta la netta sproporzione tra il reddito dichiarato ai fini delle imposte dirette e le attività economiche espletate. Alla base del sequestro vi è una articolata proposta del Direttore della Direzione Investigativa Antimafia, Antonio Girone. (AGI) Adv 051115 OTT 10 (AGI) – Catanzaro, 5 ott. – Beni mobili ed immobili, per complessivi 2 milioni di euro, riconducibili al quarantenne vibonese Nicolino Pantaleone Mazzeo, ritenuto contiguo alla cosca mafiosa dei Mancuso di Limbadi, sono statis equestrati dalla Direzione Investigativa Antimafia di Catanzaro. Il provvedimento, adottato ai sensi della normativa antimafia, è stato emesso dal Tribunale di Vibo Valentia – Ufficio per le Misure di Prevenzione ed ha riguardato il patrimonio aziendale di due distinte ditte individuali, una operante nel settore edile e l’altra preposta alla gestione di un bar; beni immobili e mobili, nonchè risorse finanziarie. A carico di Mazzeo, attualmente detenuto nonchè sorvegliato speciale dal settembre del 2008, si registrano diversi precedenti di polizia. Mazzeo era stato tratto in arresto da personale della squadra mobile della Questura di Vibo Valentia nell’ambito dell’operazione «Odissea», unitamente ad altre 40 persone, ritenute essere in organico o comunque collegate a vario titolo alle associazioni mafiose «Mancuso – La Rosa». È inoltre accusato di una serie di delitti che spaziano dall’associazione per delinquere di stampo mafioso, alle estorsioni, all’usura, al riciclaggio, all’intestazione fittizia di beni, alla detenzione e porto illegale di armi, alla gestione di bische clandestine ed altro. Mazzeo, negli atti giudiziari, non è indicato direttamente come soggetto organico al potente clan Mancuso, ma è considerato emissario di un altro personaggio, Accorinti, indicato in maniera esplicita come appartenente al gruppo criminale. Mazzeo sarebbe, in particolare, uno «stretto collaboratore» dell’Accorinti, sia nel riscuotere i proventi dell’usura sia per commettere atti di intimidazione. Nella proposta di sequestro sono stati evidenziati non solo i rapporti intercorrenti tra il destinatario del provvedimento e la criminalità organizzata, ma anche una dettagliata ricostruzione del suo patrimonio che documenta la netta sproporzione tra il reddito dichiarato ai fini delle imposte dirette e le attività economiche espletate. Alla base del sequestro vi è una articolata proposta del Direttore della Direzione Investigativa Antimafia, Antonio Girone. (AGI) Adv 051115 OTT 10

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