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Enzo Fierro: «Io, moralizzatore»

Basilicata

Il papà che ha fatto l'esposto all'Agcom contro "lo Zoo di 105". «Li sfido a un confronto faccia a faccia»

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POTENZA - «ERO IN MACCHINA con mio figlio che si è messo a giocare con la radio quando è arrivata questa valanga di improperi. Parolacce mai sentite. Una cosa indecedente. Ma chi protegge i più piccoli da queste cose?»
Passa una macchina in controsenso su una stradina bagnata. Arriva un'auto in direzione opposta. Suona il clacson.
«Guarda quel pazzo, madonna mia! Questo paese è impazzito. Non si capisce più niente».
Enzo Fierro, Vincenzo per l'anagrafe, è un uomo sulla quarantina. Corporatura atletica, elegante. Si rigira un mezzo Toscano tra le dita, e lo fa volteggiare a mezz'aria come una bacchetta per scandire i passaggi più importanti del suo discorso. È giornalista da qualche mese, prima era un blogger e il presidente del circolo culturale Angilla Vecchia. Non ha mai nascosto le sue ambizioni politiche, nipote di quel “Tanino” Fierro, che è il vecchio sindaco democristiano di Potenza. Militanza supercentrista per un po', candidatura in consiglio comunale con una lista civica , poi l'assunzione nella vecchia municipalizzata dei rifiuti.
Ora le daranno del moralizzatore.
«E mi sta bene. Perché è l'Italia che ha bisogno di essere moralizzata»
Come vive questa notorietà arrivata così di sorpresa?
«Aspetto ancora di capire cosa sta succedendo. Mi sembra strano che possa accadere una cosa come questa a distanza di due anni dalla mia lettera. A suo tempo mi contattarono dalla radio per ospitarmi in trasmissione, ma non se ne è più fatto niente. Io chiesi solo un confronto civile, di non venire sbeffeggiato in diretta, e avere l'opportunità di esprimere chiaramente il mio pensiero. Non mi hanno più risposto. E a distanza di due anni questa campagna contro di me. Forse è soltanto una mossa publicitaria».
Gli autori dello Zoo fanno espresso riferimento al Garante delle comunicazioni e alla sua lettera.
«Dal Garante delle comunicazioni mi risposero che non c'era nulla da fare. Dissero che quella era un'emittente privata per questo non potevano farci nulla. Erano liberi di trasmettere quello che volevano».
A distanza di qualche mese però qualcosa si è mosso.
«Secondo me bisognerebbe domandarsi se hanno pestato i piedi a qualcuno. Magari riascoltare le ultime puntate per capire chi hanno messo in mezzo. Magari qualche pezzo grosso. Mi sembra strano che un cittadino come me possa scatenare da solo tutto questo».
Quindi è pronto a ritirare il suo esposto?
«Ma nemmeno per sogno. E perché dovrei? È una questione di principio e non ci rinuncio».
Ne ha fatti altri dopo quella volta?
«No, nessuno. Sentita la risposta che mi è arrivata dal Garante ho pensato che non ne valesse la pena. Ma ora è diverso. Se i fatti stanno come si dice scriverò ancora, e ce n'è per tutti».
Bruno Vespa e i politici che si insultano? Berlusconi che bestemmia…
«Mai stato berlusconiano, io. Se avrò un incarico politico nazionale, nazionale perché qui non c'è niente che mi interessi, sarà la mia battaglia. Non se ne può più davvero. La tv della domenica pomeriggio è insopportabile».
Cosa vorrebbe dire agli autori dello Zoo di 105?
«Sono ancora pronto a quel faccia a faccia che non mi è stato concesso, anzi li sfido. Mi ero preparato psicologicamente per il collegamento. Ma si può ancora fare. Io spiego le mie ragioni e loro le loro. Non è anche questa una manifestazione di libertà d'espressione? Perché devo passare per un censore? Non vale anche per loro il diritto di critica? Cos'altro rappresentava quell'esposto?»

Leo Amato

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