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Clan degli zingari
Una condanna e un'assoluzione

Basilicata

Condannato un pentito di Cassano e un altro esponente del presunto clan che erano sati coinvolti nell'operazione "Timpone rosso". Accolte le richieste del pm Luberto

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Una condanna a tredici anni e mezzo di reclusione ed un’assoluzione sono state sentenziate oggi rispettivamente nei confronti del pentito di Cassano (Cosenza) Pasquale Perciaccante, e di Rocco Azzaro, di Corigliano Calabro, entrambi coinvolti nell’operazione «Timpone Rosso», diretta contro presunti affiliati al «clan degli zingari» attivo tra Cosenza e Cassano.
Il giudice dell’udienza preliminare distrettuale di Catanzaro, Assunta Maiore, ha accolto così praticamente del tutto le richieste avanzate lo scorso 20 settembre dal pubblico ministero Vincenzo Luberto, al termine dela requisitoria nell’ambito dei giudizi abbreviati chiesti dai due imputati. Ai riti alternativi i due erano stati ammessi lo scorso 14 giugno, quando il gup rinviò a giudizio altri venticinque imputati per i quali è in corso il processo davanti alla Corte d’assise di Cosenza, dove la prossima udienza si terrà il 9 novembre. Le accuse a vario titolo contestate nel vasto procedimento – che vede costituiti parti civili anche la Regione Calabria ed i Comuni di Cassano e Corigliano, oltre a sei diverse parti offese private (tra gli avvocati che li rappresentano Luigi Gullo, Carmen Aiello, Simona Longo, Aurelia Rossitto) – sono associazione a delinquere di stampo mafioso, omicidio, tentato omicidio, porto abusivo di armi e munizionamento da guerra.
Le indagini di «Timpone rosso», condotte dal Ros dei carabinieri e sfociate nel blitz del 16 luglio 2009, avrebbero fatto luce su ben sette agguati di stampo mafioso, in cui sarebbe coinvolto il clan facente capo alla famiglia degli Abbruzzese.

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