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Il COMMENTO
Che la Rai torni un’azienda seria

Basilicata

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di PIETRO MANCINI
Il problema principale della RAI, ormai, non è più soltanto Santoro che, dopo il “vaffa!” a Masi - che gli è costato 10 giorni di sospensione, peraltro, subito... sospesi - l’altra sera si è limitato a invocare, per il direttore generale dell’azienda, che lo strapaga, l’anti-doping, che si pratica agli atleti, dopo le competizioni... E non si tratta neppure della ormai acclarata mancanza di obiettività di un programma, il cui conduttore continua a far politica in proprio, impegnandosi, e riuscendovi, ad alzare, ogni settimana, l’asticella della faziosità. E, dunque, nessuna sorpresa per la facoltà, concessa al giornalista di “Report “, Biondani, di reiterare, senza contraddittorio, le mitragliate al premier sull’acquisto delle villone ad Antigua, pur sapendo che l’avvocato di Berlusconi, Ghedini, poche ore prima, aveva citato, per danni, il programma della Gabanelli e il carrozzone radiotelevisivo di viale Mazzini. E, di nuovo, è stato dato largo spazio alle accuse di un cronista calabrese al governatore della Regione, per un pranzo a Reggio con un presunto boss, senza registrare la doverosa replica di Scopelliti. Il nodo centrale, che dovrebbe preoccupare tutti, è la drammatica prospettiva di un’azienda il cui deficit, a fine del 2010, toccherà 120mila euro e rischia di precipitare a 600 milioni nel 2012. E, invece, nel “teatrino” della politica, si continua a litigare sull’annunciato nuovo programmone di Roberto Saviano: previsti 2 milioni e 816mila euro per 4 puntate, fermi restando i 2 milioni all’anno per uno dei curatori, Fabio Fazio (“Che tempo che fa”, annualmente, costa 11 milioni di euro ! ). Considerando le prenotazioni arrivate alla RAI per gli spot pubblicitari, l’azienda, mandando in onda “ Vieni via con me!”, rimetterebbe 2 milioni e 16mila euro! Ci chiediamo: insieme all’attore Roberto Benigni - che, da sempre, odia Silvio - Saviano - che è un’eccellente scrittore, ma non va trasformato in una divinità, da venerare, oltre che da compensare profumatamente: 2 milioni di euro per un mese di lavoro - non potrebbe mitragliare Berlusconi, Cosentino, dell’Utri, Vendola e Bersani - che, secondo alcuni, aspira a sfrattare dalla leadership del Pd - nei programmi di “Sant’oro”, della Gabanelli, della Dandini ( 700mila euro per Serena, escludendo i compensi dei ben 10 autori di “Parla con me”) ? Che la RAI, privatizzata o meno, torni un’azienda seria, come è stata per decenni - quando era gestita da dirigenti, collegati ai partiti, ma i quali conoscevano bene il loro mestiere - dovrebbe premere agli utenti, ma anche ai politici di tutti gli schieramenti. Certo, è singolare - e accade soltanto nel nostro Paese normale (?) - che, nei talk con gli share più alti, il bersaglio numero uno sia, quasi sempre, quasi con stucchevole monotonia, il premier. Ma anche Berlusconi e la maggioranza hanno non lievi responsabilità e hanno commesso errori. A suo tempo, alcuni giornali scrissero che Mauro Masi (715mila euro l’anno) e Palo Garimberti ( 450mila euro) vennero sistemati sul cavallo di viale Mazzini, soprattutto in virtù della loro amicizia con Gianni Letta, con cui il primo aveva collaborato, come segretario generale della Presidenza del Consiglio, mentre l’ex editorialista di Repubblica è socio dello stesso circolo romano, frequentato dal braccio destro del Cavaliere. Ebbene, durante la gestione di costoro - definiti da Aldo Grasso, sul Corriere della sera, “dilettanti allo sbaraglio” - gli studi di via Teulada si sono trasformati in inespugnabili trincee della TV militante e resistente al governo. E guai a chi osa esprimere riserve e perplessità sugli sprechi dell’ente: ad esempio, su “RAI News”, canale che, diretto da Mineo (Pd), con 150 dipendenti, nell’ultimo anno, ha avuto un ascolto medio dello 0,19 per cento, che corrisponde a 18mila spettatori!... Se Atene, cioè la maggioranza, piange, Sparta, l’opposizione, non ride. Riuscirebbero i militanti e i simpatizzanti della sinistra a immaginare un Berlinguer o un Togliatti disponibili a farsi condizionare, nella decisione della linea politica del “partitone rosso”, non solo dai Santoro o dai Travaglio dell’epoca, ma anche dai Saviano e dai Benigni, che allora erano scrittori del calibro di Vittorini, Sciascia, Calvino e Spriano? Che fare, dunque? Spellarsi le mani per l’ennesima megarisultato di share di “Annozero”? E, con tutti i problemi e i guaiche hanno milioni di italiani, in primis nel Mezzogiorno, continuare ad ascoltare le capricciose ed esigenti star dei mass media i quali, pagati con megagruzzoli di denari, prevalentemente pubblici, quasi ogni sera, si insultano, si rinfacciano le rispettive appartenenze, editoriali e politiche, e vorrebbero cavarsi gli occhi l’uno con l’altro, salvo a riappacificarsi, quando le telecamere sono state spente, dopo aver, completamente, perso di vista le reali esigenze degli “utilizzatori finali” delle TV, per dirla con l’avvocato Ghedini? Per por fine a questa RAI del caos e delle risse, sommersa dai debiti e mal gestita, non restano che tre strade. La privatizzazione. Un progetto, radicale, di riforma, da affidare a professionisti seri e non a “peones” lottizzati dai partiti. Qualora, invece, sui giornali, e persino nei programmi della RAI e delle altre TV, si continuerà a litigare sul protagonismo, sulle ragioni, sui torti e sui megaconti in banca delle primedonne del teatrino mediatico, si provveda a sostituire l’attuale, silenzioso, presidente, Garimberti, con Michele “Sant'oro”. E noi utenti ? Rassegnamoci a uscire di casa, quasi ogni sera, per vedere un buon film, pur di non assistere a dibattiti litigiosi, ma ormai fiacchi, ripetitivi e manichei. Rimpiangendo la RAI dei Barbato, degli Zavoli, dei Volcic e dei Ruggero Orlando, che non attizzavano il fuoco delle polemiche, scatenando, spesso su polemiche marginali, le opposte tifoserie. Ma si sforzavano di dare ai telespettatori notizie interessanti e di analizzare e approfondire, da par loro, vicende importanti e personaggi significativi del mondo reale. E non di carta (stampata).

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