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Immigrati, gli africani tornano a Rosarno
"Mamma Africa" riapre la mensa

Basilicata

Gli africani tornano a Rosarno e ad accoglierli c'è anche Mamma Africa, la donna di 83 anni che offre loro ogni giorno un pasto caldo

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A Rosarno sono tornati gli africani perchè solo in questa zona c'è lavoro; quel lavoro che italiani e calabresi compresi non vogliono svolgere perchè costa troppa fatica, sono pochi i guadagni (25euro al giorno circa) e poi ci si sporca, si fa fatica. Ma le arance quest’anno avranno un prezzo alla produzione di 6-9 centesimi al kg e alcuni proprietari preferiscono lasciare i frutti sugli alberi. Fino all’anno scorso gli immigrati vivevano nei dintorni di Rosarno e San Ferdinando in condizioni misere, dentro vecchie fabbriche dismesse, nel degrado totale e soggetti anche alle vessazioni di teppisti che di notte, armi alla mano, periodicamente spogliavano quei disgraziati dei pochi euro messi da parte. Rapine mai denunciate perchè la necessità è maggiore.
A Rosarno e nella piana di Gioia Tauro però ci sono anche tante persone che da tempo si prodigano per dare una mano ai lavoratori africani. La mensa di "Mamma Africa" ad esempio, un luogo d'accoglienza, dove si canta, dove si trovano facce amiche.
A Rosarno dunque sono tornati i gli africani e Norina Ventre (in foto) ha deciso: «io riapro la mensa». Norina Ventre, ha 83 anni ed è un'ex maestra d’asilo, conosciuta come Mamma Africa, proprio per la sua opera in favore degli immigrati africani. Nel casolare di famiglia, lungo la strada che conduce a Vibo Valentia, Mamma Africa ieri sera ha inaugurato la stagione 2010 offrendo 120 pasti caldi, allegria e affetto per tutti gli africani tornati in zona. Una giornata festosa ed emozionante, non priva di tensione alla vigilia. La 'mensà di Mamma Africa era stata distrutta dai vandali ma lei lo ha riaperto quel capannone di campagna, e con una cucina di fortuna ha accolto a uno a uno gli ospiti, presentando loro enormi porzioni di pasta al forno e pollo. La "mensa dei neri" di Rosarno è una delle più straordinarie opere di carità cristiana di questo lembo inquieto di Calabria, nata nel 1991 dalla fantasia di Norina, una bionda piccoletta di 83 anni. Ed è proprio lei l’anima di questa iniziativa «Qui c'è bisogno di amore, noi siamo felici quando aiutiamo qualcuno – dice Norina -. L’odio non porta da nessuna parte, anzi fa star più male chi lo compie. Lo so che non tutti apprezzano quel che faccio, qualcuno mi critica, ma non m'importa. Io faccio ciò che sento giusto».
La mensa è fatta solo con i soldi suoi e delle persone che l'aiutano, volontariato puro: «Dicono che a Rosarno siamo razzisti; sciocchezze. Sapeste quante mamme e quante vedove cucinano per i miei ragazzi. Facciamo fino a 250 pasti a domenica. Non penserà che li cucino da sola o che paghi tutto io». A chi chiede perchè faccia tutto questo, Norina risponde con le stesse parole di Madre Teresa di Calcutta: «Perchè non dovrei? Gesù ha detto che quando avremo dato da mangiare agli affamati, da bere agli assetati, curato i malati e i poveri, l'avremo fatto a lui».
Norina è la fondatrice dell’Ordine delle vedove cristiane, un manipolo di anziane dedite a opere di carità, senza sedi, burocrazia, statuti. «Non c'è tempo per queste cose, dice. Noi ci incontriamo per il Rosario e poi decidiamo cosa fare. Il vescovo è contentissimo. Ci chiamano dai paesi vicini per conoscerci, Natuzza Evolo (la mistica di Paravati morta l’anno scorso) tempo fa ci fece un elogio pubblico».

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